Droni russi in Polonia? «Grave, ma bisogna evitare discorsi incendiari»

Di Leone Grotti
12 Settembre 2025
Intervista al generale Leonardo Tricarico sulla violazione dello spazio aereo polacco da parte di 19 droni russi: «Non penso che Putin voglia provocare la reazione armata della Nato. Per arrivare a un accordo in Ucraina va coinvolta la Cina»
I resti di un drone russo del tipo Bergera rinvenuti in Polonia
I resti di un drone russo del tipo Bergera rinvenuti in Polonia

«Troppe guerre sono iniziate per un incidente: per questo è necessario mantenere la calma e non fare discorsi incendiari». Così il generale Leonardo Tricarico commenta a Tempi la violazione dello spazio aereo della Polonia nelle prime ore di mercoledì da parte di 19 droni russi. Alcuni di questi sono stati abbattuti, altri si sarebbero schiantati al suolo dopo aver finito il carburante. Per il presidente della Fondazione Icsa (Intelligence Culture and Strategic Analysis), già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica e consigliere militare del presidente del Consiglio dal 1999 al 2004, l’episodio «è grave, ma finché lo scenario è incerto non bisogna avventurarsi troppo in spiegazioni o supposizioni».

Generale, siamo davanti a un attacco deliberato della Russia alla Polonia?

Dobbiamo essere molto cauti e attenerci ai fatti. Ciò che appare certo è che c’è stata una violazione plurima e ripetuta dello spazio aereo polacco. E mi sembra inverosimile che dei droni possano penetrare tanto in profondità in uno spazio non consentito in modo puramente accidentale. Ovviamente la domanda più importante, quella alla quale non abbiamo risposta al momento, è perché sia accaduto.

Lei che cosa ne pensa?

Personalmente faccio fatica a pensare che Vladimir Putin voglia provocare una reazione armata della Nato.

Molti affermano l’esatto contrario.

E fanno male a dirlo, soprattutto quando si spaccia una ipotesi per verità. La situazione è precaria, ci sono ancora troppe domande senza risposta e l’obiettivo dovrebbe essere quello di profondere saggezza, non di fomentare gli animi.

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Che cosa non sappiamo ancora?

Non sappiamo esattamente quanti sono i velivoli entrati in territorio polacco, né se erano armati o meno. Non sappiamo inoltre chi li ha inviati nello spazio aereo polacco. La pista russa è la più probabile, sicuramente, ma Mosca ha negato ufficialmente e in questa guerra di propaganda, disinformazione, inganni e sabotaggi non possiamo permetterci di essere perentori senza solide basi. Inoltre, potrebbe essersi trattato di un incidente tecnico.

La Nato ha reagito bene all’incidente?

Sì, ma l’articolo 4 del Trattato nordatlantico invocato dalla Polonia, per cui adesso ci si allarma tanto, dovrebbe invece diventare uno strumento quotidiano di lavoro. La Nato è in ritardo di tre anni: questo articolo andrebbe applicato ogni volta che si verifica un nuovo elemento che possa essere decisivo per il conflitto.

Che cosa prevede l’articolo 4?

Una consultazione tra alleati ogni volta che un paese membro ritenga che la propria integrità territoriale o sicurezza sia minacciata. Io non mi stupisco che sia stato invocato, mi stupisco che non sia stato fatto prima.

Il primo ministro polacco Donald Tusk parla ai media durante una visita alla 32a base aerea tattica di Lask, in Polonia, l'11 settembre 2025. Tusk ha ringraziato il personale dell'aeronautica militare il giorno dopo che l'esercito ha abbattuto i droni russi che avevano violato lo spazio aereo polacco
Il primo ministro polacco Donald Tusk ringrazia il personale dell’aeronautica militare il giorno dopo l’abbattimento dei droni russi da parte dell’esercito (foto Ansa)

Il premier polacco Donald Tusk ha lanciato l’allarme, dichiarando che «non siamo mai stati così vicini a un conflitto dalla fine della Seconda Guerra mondiale».

Prima dicevo che non bisogna lasciarsi andare a dichiarazioni incendiare e sconsiderate. Questa costituisce un ottimo esempio. Bisogna tenere in considerazione le sensibilità, comprensibili ma eccessive, della Polonia e dei paesi baltici. Loro temono molto più di noi la Russia, a mio avviso anche in modo isterico e un po’ irrazionale. Ma è proprio per questo che l’invocazione dell’articolo 4 della Nato è positiva: è necessario parlarsi, discutere e attutire la reattività eccessiva dei paesi baltici. Non possiamo permetterci che i modi e i tempi delle risposte della Nato siano dettati soltanto da loro.

Molti leader in Europa sono ancora convinti che l’Ucraina possa vincere la guerra militarmente.

Io un po’ di esperienza ce l’ho ed è dal primo giorno che dico che è impossibile. Poi non bisogna fidarsi di me, lo ha detto anche un certo Mark Milley, ex capo dello Stato maggiore congiunto americano. Nove mesi dopo l’inizio della guerra disse che l’unico modo per porre fine al conflitto era ricorrere alla diplomazia. Sono passati tre anni da quelle dichiarazioni: mi pare che il tempo gli stia dando ragione.

Porre fine al conflitto in questo momento implicherebbe un epilogo doloroso sia per l’Ucraina che per la Russia: nessuno ha ottenuto ciò che voleva.

Ci sono solo due possibilità: o si congela la guerra, come avvenuto per la Corea, e si accetta che la linea del fronte diventi la nuova frontiera, anche se non ufficialmente. Oppure ci si siede a un tavolo e faticosamente si cerca di conciliare due posizioni al momento inconciliabili.

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Nell’ultimo anno sono stati fatti diversi tentativi, ma la Russia ha rifiutato ogni proposta di accordo o compromesso per porre fine all’invasione dell’Ucraina.

I tentativi diplomatici finora non hanno avuto successo sia perché Putin non sembra interessato a un cessate il fuoco sia perché sono stati condotti in modo maldestro e irrazionale. In queste situazioni la forma è sostanza e negli ultimi colloqui la forma è stata un disastro.

Quali errori sono stati fatti?

L’insistenza su un vertice tra Putin e Volodymyr Zelensky, ad esempio, è assurda perché prima di incontrarsi bisogna intendersi sui contenuti e questo non è mai stato fatto. La partita, poi, non può essere lasciata nelle mani di un mediatore come la Turchia: bisogna coinvolgere gli attori che possono fare pressione sulle parti in causa.

Donald Trump stringe la mano a Vladimir Putin ad Anchorage il 15 agosto
L’incontro del 15 agosto ad Anchorage, Alaska, tra Donald Trump e Vladimir Putin (foto Ansa)

Donald Trump si è spinto fino a incontrare Putin ad Anchorage, ma i bombardamenti quotidiani delle città ucraine da parte della Russia testimoniano che non ha ottenuto risultati migliori.

Trump è l’emblema di quei comportamenti diplomatici bizzarri e inefficaci di cui parlavo prima. Non abbiamo ancora capito che cosa si sono detti Putin e Trump, né sappiamo che cosa abbia in mente il presidente americano. Ma dico di più: non sono neanche certo che lui sappia che cosa vuole. Altrimenti ce lo avrebbe fatto capire. Trump purtroppo aggiunge confusione a un quadro già precario.

Il presidente degli Stati Uniti aveva detto che se Putin non avesse accettato un accordo con le buone, lo avrebbe convinto con le cattive, attraverso sanzioni che avrebbero «distrutto l’economia russa». Dovrebbe passare ai fatti?

Io sono convinto che per avere un accordo tra Putin e Zelensky vadano coinvolti quei paesi in grado di influenzarli: gli Stati occidentali per quanto riguarda il presidente ucraino e la Cina per quello che concerne Putin. Xi Jinping durante la parata militare con l’uniforme alla Mao Zedong ha dimostrato di volere e di potere contare sullo scenario internazionale. Aveva anche formulato un piano di pace, ma è stato cestinato in modo troppo frettoloso. Allora Joe Biden fece un errore e oggi ne paghiamo le conseguenze. Se si vuole la pace, bisogna lavorare anche con Pechino.

@LeoneGrotti

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