Doveva recarsi in Australia per parlare dell’aborto, ma gli hanno negato il visto. Attivista pro-life arrestato e rimpatriato

Troy Newman è stato accusato di essere violento. Partito lo stesso per l’Australia, i giudici hanno ordinato di rimpatriarlo in America

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Dovrà tornare negli Stati Uniti Troy Newman, leader dell’organizzazione pro-life Operation Rescue e membro del Center for Medical Progress (Cmp), che con una serie di video “undercover” ha sollevato un enorme scandalo sulla compravendita di tessuti e organi di bambini abortiti nelle cliniche della Planned Parenthood. L’attivista era stato invitato dalla Right to Life Association australiana per parlare dello scandalo, ma gli è stato revocato il visto all’ultimo minuto. Imbarcatosi ugualmente sull’aereo, è stato fermato e detenuto all’aeroporto di Melbourne.

VISTO CANCELLATO. Pochi giorni prima dell’arrivo di Newman, una parlamentare laburista, Terri Butler, dopo averlo bollato come un “anti-choice” estremista, ha chiesto al ministro dell’Immigrazione, Peter Dutton, di fermare l’uomo sostenendo che la sua visita avrebbe «causato un male significativo alla nostra comunità». Dutton ha quindi confermato la cancellazione del visto e ne ha dato comunicazione a Newman quando già si trovava all’aeroporto di Los Angeles. Qui, Newman ha voluto ugualmente imbarcarsi, nonostante il suo visto non fosse più valido e in Australia è stato arrestato.

LA POLEMICA SUL LIBRO. L’attivista è stato giudicato dal governo australiano «violento» e accusato di aver chiesto in un suo libro l’esecuzione dei medici che praticano aborti e di aver definito le donne come assassine. Per Newman si tratta di «una montagna di bugie». Come spiega Cheryl Sullenger, co-autrice del libro incriminato, Their Blood Cries Out, «nel libro abbiamo sì citato passaggi biblici sull’omicidio, come Genesi 9:6 (“Il sangue di colui che spargerà il sangue dell’uomo sarà sparso dall’uomo”), ma abbiamo affermato molte volte che non sosteniamo la violenza, anzi, non sosteniamo neanche la disobbedienza civile».

«È DAVVERO TRISTE». Margaret Tighe, presidente della Right to Life Australia, ha dichiarato che «la ragione per cui vogliono fermarlo sta nel fatto che lui è sempre stato molto efficace, l’unica ragione è che vogliono limitare la sua libertà di espressione. (…) Quello che è successo è davvero triste». L’avvocato di Newman ha fatto appello contro l’ordine di rimpatriare il suo assistito negli Stati Uniti, ma l’Alta Corte ha confermato il verdetto. Newman ha ora un mese di tempo per fare ricorso in America contro la cancellazione del visto. Intanto, in attesa di essere rimpatriato, ha fatto sapere che «è evidente che il popolo abortista non vuole far sentire a nessuno la verità sulle azioni illegali della Planned Parenthood».

Foto Ansa/Ap

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