Dopo il Milan, ko col Real. Che succede al Barcellona?

In Copa del Rey i catalani escono sconfitti 3-1, annientati tra le mura amiche da Ronaldo. Ingiusto parlare di fine di un ciclo, ma in 7 giorni gli uomini di Vilanova hanno mostrato tutti i limiti del loro gioco.

Che succede agli extra-terrestri? Secondo test importante della stagione per i blaugrana e seconda sconfitta clamorosa, che riporta coi piedi per terra i marziani catalani. Se la scorsa settimana applaudivamo il Milan, ieri a fare la gara perfetta è stato il Real Madrid, vittorioso 3-1 nella semifinale di ritorno di Copa del Rey. Vittoria ancora più prestigiosa per gli uomini di Mourinho se si considera che è arrivata direttamente nella tana del leone, il Camp Nou, dove i catalani in questa stagione non avevano mai perso, e sancisce per l’ennesima volta una superiorità dei Blancos, in ritardo ben 16 punti in campionato, ma sempre usciti sorridenti dalle sfide contro gli acerrimi rivali, mai vittoriosi su di loro.

RONALDO MEGLIO DI MESSI. È una sconfitta che fa male a Messi, totalmente impalpabile ieri come la scorsa settimana a San Siro, umiliato da un Cristiano Ronaldo invece accanito e decisivo, autore di una doppietta che, forse solo in parte, allevia il dispiacere dello scorso dicembre, quando alla serata del Pallone d’Oro al lusitano veniva preferito ancora una volta la Pulce. Ieri il campo ha invertito le medaglie, premiando, con CR7, ancora una volta Mourinho, lo Special One, nemico giurato del Barça, mentore di alcune Caporetto storiche dei catalani: nel 2010 con la sua Inter fermava l’ascesa Guardiola verso la Champions, per poi andare a muovere guerra ai catalani in casa loro, togliendo loro qualsiasi trofeo da vincere in patria nella scorsa stagione. E per questo la sconfitta fa ancora più male per il Barcellona.

FINE DI UN CICLO? Difficile e prematuro parlare della fine di un ciclo o di crisi nera per la squadra di Roura: in fondo sono solo due sconfitte, per altro contro grandi squadre, protagoniste di partite studiate nel dettaglio. Ma fa notizia che questi due ko siano arrivati in meno di 7 giorni e, ancor di più, alle prime due partite a tutti gli effetti decisive della stagione blaugrana. In questo tipo di match il Barcellona degli scorsi anni scendeva sempre in campo con l’intenzione di fare gioco, imporsi con la sua estenuante trama di passaggi e tenendo la palla fino alla nausea, e aspettare che l’avversario concedesse qualche centimetro e iniziasse ad imbarcare acqua. Alla squadra vista in questi due match manca personalità, e qui pesa indubbiamente l’addio di Guardiola e, in seguito, la lontananza di Vilanova: la sua guida forzata dagli Stati Uniti tra chiamate via Skype e messaggini al cellulare indubbiamente non riesce a farsi sentire dal gruppo come si vorrebbe. A Jordi Roura, il sostituto, manca la stessa perspicacia, limite ben evidenziato dai due match in esame, dove la squadra si è trovata imballata dal gioco avversario e non ha saputo cambiare in corso d’opera, continuando a cadere nelle reti difensive e perdere palloni a ogni tentativo di avvicinamento alla trequarti.

LE ALTRE SCONFITTE. Ma più in generale, le due sconfitte così ravvicinate dei blaugrana non parlano di limiti tanto diversi rispetto ai ko storici subiti dal club in questi anni. Le cavalcate stratosferiche di Messi e compagni hanno saputo immancabilmente offrire alcuni (certo pochi) arresti clamorosi nei match “verità”, le gare importanti dove erano dati per favoriti: così nel 2010, appunto, perdevano contro l’Inter in semifinale, stesso fatto che accadde la scorsa stagione, col Chelsea, pochi mesi fa col Celtic, o nelle tante sfide contro il Real. La corazzata perfetta, la schiacciasassi che macina gol a non finire nella Liga spagnola, più di una volta s’è dovuta arrendere, mostrando l’inconsistenza del suo tiki-taka davanti ad avversarie guardinghe, quadrate, duttili. Più di una volta le è capitato di cadere sul più bello, quando i pronostici sembravano sorriderle. È l’esuberanza di un pallone divino che, qualche volta, sa riconoscersi umano.

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