Disoccupazione, Tiraboschi vede nero: «Dal governo troppi annunci e pochi fatti»

Il decreto lavoro creerà molti di meno posti di quelli annunciati da Letta. L’analisi del direttore del Centro studi Marco Biagi per Adapt

Troppi annunci e pochi fatti. Mentre le imprese vorrebbero assumere ma non possono. E la ripresa è tutt’altro che dietro l’angolo. È secco il commento di Michele Tiraboschi, professore di Diritto del lavoro all’Università di Modena e Reggio Emilia, nonché direttore del Centro studi Marco Biagi e coordinatore del comitato scientifico di Adapt, in merito al pacchetto di misure sul lavoro recentemente adottato dal governo Letta. Misure che comunque vanno valutate come «qualcosa di positivo in un contesto occupazionale che, specie per i giovani, pare senza speranza», precisa il giurista.

ROBOANTI ANNUNCI. Il varo delle misure sull’occupazione – ha scritto Tiraboschi in un commento scritto per il centro studi Adapt – «si è chiuso con una roboante sequela di annunci su come cambierà, già da domani, il mercato del lavoro italiano», tanto da parte del premier Enrico Letta («Ora le imprese non hanno più alibi per non assumere») quanto del ministro competente Enrico Giovannini («saranno 200 mila i posti di lavoro creati, pari a due punti percentuali in meno di disoccupazione»). È già nell’accettare l’incarico di governo, Letta aveva messo al centro della sua agenda lavoro e occupazione, quella giovanile in particolare, parlando di «staffetta generazionale e di youth guarantee, di reddito di cittadinanza e salario minimo garantito, di rilancio dell’apprendistato e ripristino quantomeno in via sperimentale, nell’ambito del piano Expo 2015, delle flessibilità negate dalla legge Fornero».

IMPEDIMENTI. Ma così non è stato e Tiraboschi ne ipotizza il motivo: «Le corpose semplificazioni normative, annunciate dal ministro del Lavoro nell’ambito del cosiddetto piano Expo 2015, e che tuttavia, pur presenti nella bozza di decreto entrato in Consiglio dei ministri, sono poi state stralciate al pari del corposo schema di intervento sul lavoro nelle pubbliche amministrazioni»; mentre «i posti di lavoro potenziali saranno decisamente molti di meno di quelli annunciati dal ministro. Poco meno di 30 mila per anno e, prevalentemente, in relazione ad assunzioni già decise dalle imprese».

OSTACOLI BUROCRATICI. Più in particolare, secondo la valutazione sintetica della riforma predisposta dal centro studi Adapt, «l’entità delle risorse destinate all’attuazione degli interventi (1,5 miliardi di euro provenienti dall’Unione Europea, ndr) è oggettivamente scarsa», senza contare poi che «per la loro effettiva utilizzazione servono ancora autorizzazioni comunitarie e numerosi adempimenti burocratici». Non è finita. Per il Mezzogiorno «si tratta per buona parte di somme già assegnate alle Regioni negli anni passati, ma mai utilizzate per scarsa progettualità e capacità effettiva di spesa. Non si capisce cosa possa essere cambiato ora per garantirne un effettivo utilizzo». Adapt, da ultimo, fa notare anche lo scarso coinvolgimento delle parti sociali da parte del governo nel processo di decisione. Insomma, almeno per ora, niente di nuovo sul fronte della crisi. L’economia italiana resta ferma dov’è.