Dislessia. Contrappunto alle tesi sostenute dalla professoressa Pellegrino

Il presidente di un’associazione ci scrive una lettera per confutare quanto sostenuto dalla docente e fornire una «corretta informazione circa i disturbi specifici dell’apprendimento»

Ha suscitato ampio interesse e un vivace dibattito la lettera della professoressa Margherita Pellegrino, insegnante a Segrate (Mi), sul problema dell’aumento di diagnosi di Dsa tra gli alunni delle nostre scuole. Abbiamo pubblicato la replica di Tommaso Tornaghi, insegnante di Storia alla scuola media Massimiliano Kolbe di Lecco, di Filippo Barbera, maestro elementare e scrittore dislessico, di Francesco Traisci, padre di un bambino dislessico. Di seguito pubblichiamo l’intervento di Titti Gaeta, presidente dell’associazione “D.S.A. – Dislessia, un limite da superare”.

Chiunque si occupi di dislessia, avrà avuto modo di leggere quanto le lettere che di anno in anno la Professoressa Pellegrino dissemina su varie testate giornalistiche.

La Professoressa ha già ottenuto nel corso degli anni diverse spiegazioni ai suoi dubbi da tecnici, insegnanti e genitori preparati in DSA per conoscenza diretta o acquisita, che hanno tentato di contrastare le sue teorie. La nostra Associazione, “D.S.A. – Dislessia, un limite da superare”, nata per sensibilizzare e favorire la formazione sui Disturbi Specifici d’Apprendimento, ritiene doveroso rispondere al fine di accendere un faro su ciò che ci pare stia avvenendo e cioè una non condivisibile e corretta informazione circa i disturbi specifici dell’apprendimento.

La Prof. Pellegrino si serve di dati veri e documentati che, però, se estrapolati dal contesto nel quale inseriti, perdono la loro efficacia. Tali dati vengono poi adattati in lettere che possono indurre a far dubitare della reale esistenza dei disturbi specifici dell’apprendimento “Basta che un’insegnante non sappia insegnare per creare un alunno DSA” [cit.] e confusione su ciò che sia un disturbo specifico di apprendimento “Nel Manuale Statistico e Diagnostico, il testo utilizzato per le diagnosi delle malattie mentali, dove tra l’altro sono riportati anche i DSA, tutte le malattie sono indicate come disturbi, quindi di che cosa stiamo parlando?” [cit.].

A tal proposito chiariamo che nel “Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali” arrivato alla quinta edizione nel 2013 con il DSM-5 [1], i Disturbi Specifici di Apprendimento sono trattati all’interno del paragrafo “Disturbi dello Sviluppo Neurologico”, dove tra l’altro, giusto per citarne un paio, compaiono i più noti: “Disabilità Intellettiva” e “Disturbi della Comunicazione” che, come è noto, non sono affatto malattie mentali.

La Professoressa si mostra sbigottita di fronte al fatto che “Oltre 90 mila alunni con DSA tra gli anni scolastici 2010/2011 e 2011/2012, 24.811 certificazioni in più (+37 per cento). L’incremento più significativo alle superiori, il numero più alto di studenti alle medie”, ma questo è un dato positivo, indice di quanto fosse necessaria una legge, come si evince leggendo l’articolo per intero [2], il quale evidenzia che, dopo l’entrata in vigore della 170/2010, e quindi dopo una presa di coscienza della problematica, ci si aspettava che molti casi che in passato sarebbero stati ignorati, venissero ora individuati e segnalati.

È chiaro che non sempre dietro ad una difficoltà scolastica si nasconde un Disturbo Specifico di Apprendimento, ma è proprio per questo che è necessario fare formazione ai docenti!

Dire che ai bambini viene impedito di apprendere “Dire che di questi disturbi non si guarisce, che non sarà mai in grado di leggere e/o scrivere e fare i calcoli correttamente significa inculcargli l’idea di incapacità, significa negargli la vera istruzione: non insegnargli a leggere, scrivere e far di conto, che è la funzione primaria della scuola elementare.” [cit.] e poi dire che si spendono molti soldi dal logopedista in corsi riabilitativi “Una seduta dallo psicologo o logopedista costa circa 80 euro, in alcune regioni viene anche riconosciuta agli alunni DSA un’indennità di frequenza, un disborso mensile di 238,00 euro più 10 euro per ogni corso riabilitativo frequentato, oltre all’aumento degli assegni familiari” è contraddittorio!

La verità sta nel fatto che i bambini possono e devono migliorare, ecco perché si rende necessario l’aiuto del logopedista, ma devono imparare con metodi più consoni al loro modo di apprendere e soprattutto devono farlo fino al loro massimo biologico.
Spronare un bambino a fare più di quanto sia oggettivamente in grado di fare, genera frustrazione, ansia e tensione!

Per un parere tecnico sulle nostre riflessioni, ci siamo rivolti e confrontati con due eccellenti specialisti, il Dott. Andrea Di Somma, foniatra presso ASL Na2 Nord e Presidente Nazionale dell’A.N.D.A. (Associazione Nazionale Disturbi dell’Apprendimento) il quale condivide e sostiene il nostro pensiero, e il Dott. Federico Mantile, neuropsichiatra infantile presso ASL NA1, il quale, associandosi alle nostre riflessioni, aggiunge una propria considerazione: “Per quanto riguarda la Legge 170/2010, ha ridato dignità ad una  fascia di studenti che altrimenti mi ritrovavo in ambulatorio con demotivazione allo studio, fobia scolare, alto tasso di abbandono nello studio, quando sappiamo che la stragrande maggioranza di quegli studenti utilizza il pensiero laterale, ossia quello creativo così carente in una società che spinge alla omologazione, cosa che gli scritti della Pellegrino sembrano auspicare… Per lo stesso motivo dissento dai manuali di classificazione medica che includono le diverse architetture neurologiche fra i disturbi e le malattie! Forse per questo un Leonardo o un Einstein non si vedono di questi tempi: saranno stati emarginati da insegnanti convinti che esista un solo modo di apprendere!”. 

Attenzione, la nostra Associazione ritiene che il comportamento dell’insegnante violi l’Art. 92 (Obblighi del Dipendente) del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) [3] relativo al personale del Comparto Scuola.

La prof. Pellegrino sta, inoltre, diffondendo informazioni non corrette “In che cosa sta investendo la scuola? In 90 mila alunni certificati DSA esclusi dalle prove INVALSI, perché la loro partecipazione avrebbe abbassato la media nazionale dei risultati delle prove?” [cit.]. I bambini con DSA hanno il dovere di affrontare le prove Invalsi, ma hanno il diritto sancito dalla Legge 170/2010 di farlo avvalendosi degli strumenti compensativi e dispensativi.

Esprimere un’opinione personale è un diritto di tutti, ma un’opinione contraria a prove scientifiche che si limita ad ignorare per poterle confutare e, contraria ad una legge anelata per anni, una legge che sancisce il diritto all’istruzione agli studenti con D.S.A., per tanto tempo ignorati e penalizzati, non può passare inosservata.

Riteniamo, pertanto, nostro dovere dissociarci e contrastare l’intenzione di far passare per corrette informazioni errate e lacunose, frutto di una presa di posizione senza alcun fondamento.

Concludiamo la nostra lettera nel fare riferimento ad un’ultima, “riduttiva”, asserzione della docente: “Il problema è didattico e la soluzione è nella didattica” [cit.]. La Pellegrino, ancora una volta, lascia passare un messaggio tecnicamente non corretto al quale ci verrebbe di chiedere: “quale didattica efficace utilizza per i suoi alunni?”. Ma a questa domanda, però, sappiamo che non potrà mai esserci una risposta credibile ed affidabile, perché dislessici si nasce e, chi è competente in ambito di D.S.A., sa che le loro difficoltà permangono aldilà dell’ambito scolastico e della didattica!

Associazione “D.S.A. – Dislessia, un limite da superare”

Il Presidente

Titti Gaeta

FONTI:

[1] DSM-5:

http://www.dsm5.org/Pages/Default.aspx

http://www.dsm5.org/Documents/Specific%20Learning%20Disorder%20Fact%20Sheet.pdf

[2] http://www.superabile.it/web/it/CANALI_TEMATICI/Scuola_e_Formazione/Inchieste/inf

o517430167.html

[3] www.contrattoscuola.it