“Dio esiste e vive a Bruxelles”, una verità di cui presto forse non si potrà più ridere

Quando Van Dormael guardava fuori dalla finestra di casa non vedeva nulla, inseguiva solo i suoi sbadigli divertiti sul dio in sandali e vestaglia

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Le tout nouveau testament

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Quando le campane dell’Università cattolica di Lovanio hanno intonato Imagine di John Lennon per commemorare le vittime degli attentati s’è capito perché “dio abita a Bruxelles”. Non il Dio di Abramo e Isacco, ma il dio di Jaco Van Dormael, il regista belga che nel 2015 ha mandato sugli schermi Le Tout Nouveau Testament (uscito in Italia in novembre col titolo Dio esiste e vive a Bruxelles). Un dio stronzo e annoiato, in sandali e vestaglia, mezzo alcolizzato, gran fumatore, che dal suo appartamento, grazie a un computer, si diverte a torturare gli uomini arrecando loro «molto dolore e un po’ di gioia per dare false speranze».

Presentata a Cannes, l’opera di Van Dormael ha corso per il Belgio ai recenti Oscar come miglior film straniero e in Italia ha goduto del lancio tv di Fabio Fazio, che lo ha presentato a Che tempo che fa come «film profondamente morale». La morale, per essere chiari, il regista l’ha riassunta così: «Il paradiso è qui e ora, non dopo la morte. Non vivremo a lungo. Godetevela e fate ciò che vi rende felici». In fondo, s’è chiesto Van Dormael, «cosa accadrebbe se dio fosse un bastardo?»; cosa ci garantisce che abbia più poteri di Batman?

Il film, come s’è capito da questi accenni, non è un capolavoro. Non ha nemmeno la dignità di una bestemmia ben indirizzata al cielo, ma forse proprio per questa sua sciatteria divertita, per questo suo disincanto così maldestramente esibito è ancor più rappresentativo della mentalità dominante occidentale. Che non si sforza nemmeno più di urlare alla morte di Dio, ma s’accontenta di «far ridere della verità», come diceva il Guglielmo da Baskerville di Umberto Eco, «perché l’unica verità è imparare a liberarci della passione insana della verità».

Van Dormael abita a Bruxelles. Il suo film è ambientato nella città dove i musulmani sono la comunità più numerosa, dove esistono gruppi di fanatici che perseguitano chiunque (altri musulmani inclusi) non rispetti alla lettera la legge coranica. Intervistato nel 2012 dalla Cbn, il leader di Sharia4Belgium, Abu Imran, spiegò al giornalista che «la sharia avrà presto il dominio» con tutto quel che ne consegue: amputazioni per i ladri, lapidazioni per le adultere, condanne a morte per gli omosessuali. «È solo una questione di tempo. Se vogliono fermarci o ricacciarci indietro potrebbero iniziare ad avere quattro mogli e avere un sacco di bambini. Forse, così, avrebbero una possibilità. Ma non credo che accadrà».

Nel film, di tutto ciò, non v’è traccia. Quando Van Dormael guardava fuori dalla finestra di casa non vedeva nulla, inseguiva solo i suoi sbadigli divertiti sul dio in sandali e vestaglia. Il 22 marzo anche a Bruxelles è risuonata nelle piazze Imagine e le strofe che inneggiano a un mondo «senza religione». Ma ormai è troppo tardi anche per questo. Esiste un dio che abita a Bruxelles, ma il suo nome non è Jahvè. 


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