Decadenza Berlusconi, il voto palese è una decisione inaudita «contro le regole e contro una persona»

Il gruppo Pdl alla Camera: nel regolamento del Senato la norma è «chiara e lampante. Coincide con il primato della coscienza. Quando c’è di mezzo una persona non si può giocare con la logica degli schieramenti»

Oggi la Giunta per le elezioni di Palazzo Madama ha stabilito a maggioranza che il voto del Senato sulla decadenza di Silvio Berlusconi in base alla legge Severino, annunciato per metà novembre, sarà a scrutinio palese. Si tratta di una decisione inaudita che contrasta con il regolamento del Senato, dove si legge che «sono effettuate a scrutinio segreto le votazioni comunque riguardanti persone e le elezioni mediante schede». 
Pubblichiamo l’edizione speciale dell’editoriale de “Il Mattinale”, il notiziario politico del gruppo Pdl-FI alla Camera dei deputati.

Il vocabolario propone: vergogna, viltà, abominio. Ingiustizia. Ecco: ingiustizia. Unfair. Sleale. Questo pomeriggio la Giunta per il regolamento del Senato ha stabilito che l’aula in assemblea plenaria voterà sulla decadenza del senatore Berlusconi a “scrutinio palese”. Una decisione contro la sua persona. Un unicum aberrante.

E adesso? Pacificazione? Questi vogliono quella dei cimiteri sotto la luna. Verrebbe voglia di girarsi verso il don Rodrigo partitico, questo regime incarnato dalla sinistra, e puntare il dito come fra Cristoforo: “Verrà un giorno…!”.

La questione è che noi abbiamo meno pazienza del frate cappuccino. L’Italia non può attendere la giustizia divina. E di certo non può sopportare più questa tortura continua che una parte ben definita del Paese – e che solo per caso, e per brogli vari, ha la maggioranza del parlamento, – infligge ad un’altra parte, colpendola nel suo punto più alto e rappresentativo, nel suo leader riconosciuto e amato.

È sbagliato domandarsi perché. Perché la risposta è ovvia. Perché Berlusconi è Berlusconi. E la sinistra è quella che viene dalle sue radici staliniste. E perché Monti, mandando allo scoperto una sua seguace, è roso dal risentimento e dall’invidia.

Accadono cose che fanno saltare la sintassi perché sconvolgono il cuore, fanno balzar su dal dizionario parole che sembravano morte nella storia della civiltà. Tribunale speciale, fascismo parlamentare. Confisca dello Stato di Diritto. Una persona riconosce uno Stato, può vivere in uno Stato nella garanzia delle leggi uguali per tutti.

C’è un contratto. Pacta sunt servanda.

In questo caso la si è violata bellamente.

La legge è chiara e lampante. Coincide con la morale e il primato della coscienza.

Regolamento del Senato. Articolo 13, comma 3.

“Sono effettuate a scrutinio segreto le votazioni comunque riguardanti persone e le elezioni mediante schede”.

In quel “comunque” c’è un’assolutezza che non ammette deroghe. “Comunque” significa “sempre”. Quando c’è di mezzo una persona, il suo destino, non si può giocare con la logica degli schieramenti, allora non ci sono compromessi o cavilli. Il voto è segreto. Se mente a se stesso anche nel crepuscolo della coscienza, peggio per lui. Lo sa Dio, e lo sa lo specchio quando uno vede se stesso la mattina.

Invece. Invece coscienza zero. La coscienza è una nemica.

Come, con gravità inaudita aveva preparato il terreno il presidente Grasso, la coscienza è il luogo dove si mascherano interessi indicibili. Meglio invece la pressione dei partiti, di una canea preparata con lunghi corsi di Rai e di tivù. Di stampa e di comizi, all’arte infame del linciaggio del dissenziente, o del sospetto di una qualsiasi vicinanza con Berlusconi.

Noi in questo momento sentiamo insieme l’umiliazione, il dolore per questa devastazione della persona di Silvio Berlusconi e della civiltà del Paese che amiamo.

Nello stesso tempo siamo orgogliosi. Orgogliosi di vedere come il nostro presidente non pieghi la schiena per schivare i colpi, ed insieme abbia intorno un popolo che non è disposto a sacrificare il proprio capo per un piatto di lenticchie avvelenate di stabilità, governabilità, che sono oggi maschere di ingiustizia e di disastro anche economico.