«De Magistris è attento alle passerelle, ma non ai problemi della città»

Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha epurato l’assessore al Bilancio Realfonzo, che attacca: «Dissesto finanziario: si rischia di non poter pagare gli stipendi». De Magistris lo querela per «diffamazione».

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La rivoluzione arancione a Napoli perde pezzi. O per dirla con il (neo)ex assessore Riccardo Realfonzo, «la verità è che c’è una parte della città che si sente tradita e delusa» da Luigi De Magistris. In una clamorosa intervista rilasciata al Fatto quotidiano on line, il giorno dopo aver dovuto abbandonare la giunta di “Giggino”, parla l’ex responsabile del Bilancio al Comune, che è stato costretto a presentare le dimissioni per volontà del suo sindaco. Realfonzo si toglie allora tutti i sassolini dalle scarpe: «Una parte della città ricorda un programma elettorale ricco di idee e di slancio per il rilancio di Napoli, all’insegna della legalità e del risanamento, che però è in buona parte sconfessato. E certo non per colpa mia o di Pino (Narducci, anche lui assessore epurato, ndr) che anzi abbiamo provato ad andare avanti. Al sindaco è mancata la volontà di aggredire i problemi della città, a cominciare dal risanamento del bilancio comunale. Per privilegiare una politica attenta agli eventi, all’America’s Cup, alle passarelle, alla volontà di ottenere subito dei risultati sul piano mediatico».


Per De Magistris insomma peserebbe più un video appello ad Al Pacino che il riassetto dei conti della città. In particolare, sempre secondo Realfonzo, al momento di dover scegliere se dichiarare il dissesto o praticare un risanamento, il sindaco avrebbe scelto quest’ultima strada, ma nei fatti avrebbe ostacolato il suo assessore nel percorrerla: «Faccio un esempio. Avanzammo una proposta per rilanciare la lotta all’evasione, distaccandovi 30 dipendenti comunali e 10 vigili urbani. Ma, dopo innumerevoli insistenze, riuscimmo a ottenere solo 10 unità. E ancora: nell’ottobre scorso inviai al sindaco un documento con un pacchetto di proposte incisive. Ad esempio, proponevo di rivedere le tariffe dei servizi a domanda individuale, per i quali il Comune spende 50 milioni e ne incassa a malapena 13. Proposta bocciata, “sconveniente”». Realfonzo sostiene che De Magistris gli chiedeva «creatività», «penso si riferisse alla finanza creativa degli anni ’90, quella dell’indebitamento e dei derivati. Una volta mi rispose: “La Dc in fondo ha governato per 40 anni. Noi siamo appena arrivati e già dobbiamo essere così rigorosi?” Morale della favola c’è il rischio che presto venga meno anche la possibilità di pagare gli stipendi dei dipendenti del Comune e delle partecipate».

Certo che con dichiarazioni così la reazione dell’ex magistrato non si è fatta attendere. A poche ore dalla pubblicazione dell’intervista, De Magistris ha fatto sapere di aver «dato mandato ai miei legali di presentare un’azione civile, avanzando richiesta di 1 milione di euro, in relazione alle dichiarazioni rilasciate da Riccardo Realfonzo». Il sindaco usa le parole per sradicare meticolosamente qualsiasi sospetto su di sé: «Si tratta di un’intervista dal contenuto diffamatorio, fondata su falsità provenienti da un soggetto che, in questo modo, non fa altro che confermare il proprio fallimento politico come assessore, scaricando livore su chi gli ha dato fiducia per oltre un anno». E ancora, dato che la miglior difesa è sempre l’attacco: «Se fosse vera soltanto una metà di quello che afferma – ragiona De Magistris – allora c’è da chiedersi come mai non si sia spontaneamente dimesso invece di attendere la mia sfiducia». La reazione invece del resto della politica cittadina è stata di riserbo, fatto salvo il rappresentante di una lista civica creata da De Magistris, Carlo Iannello: «Realfonzo è stato un buon assessore, ha operato bene. Credo che le questioni politiche debbano restare nell’ambito della politica, senza passare per le aule dei Tribunali».

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