La sorprendente utilità delle “Lettere dalla prigione” del più importante – forse l’unico vero – statista italiano (a meno che non crediate anche voi che «non fu mai incarcerato»)
Alcide De Gasperi (1881-1954) in una immagine tratta da un filmato dell’Istituto Luce (foto Ansa)
Nel 2024 cadeva il settantesimo anno dalla morte di Alcide De Gasperi, a detta di molti l’unico politico italiano al quale è possibile affiancare la qualifica di “statista”, così come la codificò James Freeman Clarke, predicatore e teologo statunitense del diciannovesimo secolo: «Un politico guarda alle prossime elezioni; uno statista guarda alla prossima generazione. Un politico pensa al successo del suo partito; lo statista a quello del suo paese».
Non ricordo in quell’anno corse in libreria a contendersi la pletora di libri pubblicata per la ricorrenza. Ne ricordo uno, ottimo, Il costruttore, scritto da un giornalista né democristiano né cattolico, Antonio Polito, che dalla sua vita e dalla sua opera traeva cinque lezioni per i politici d’oggi. Più una – valutate voi se una premessa o un post scriptum – contenuta in una lettera (che non è in questo libro, perché scritta poco prima di morire alla figlia Maria Romana):
«Vedi, il Signore ti fa lavorare, ti permette di fare progetti,...
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