La guerra dei dazi e i sospetti su una maxi speculazione finanziaria da parte di Trump confermano l’inconsistenza dell’Organizzazione mondiale del commercio. Ennesimo fallimento in stile Onu di cui non avevamo bisogno
C’è chi ormai lo ha ribattezzato “Insider Trump” e chi, come alcuni senatori dem la scorsa primavera, ha ventilato l’avvio di un’indagine per appurare se all’origine degli scossoni subiti dai mercati finanziari negli ultimi mesi possa esserci in realtà una vera e propria strategia speculativa del presidente degli Stati Uniti. Fatto che sta l’ennesimo annuncio di dazi punitivi da parte del numero uno della Casa Bianca ha immancabilmente finito per innescare un altro ottovolante delle Borse mondiali.
Le maxi tariffe destinate a colpire i paesi solidali con la Danimarca per la sua pervicace difesa della Groenlandia dalle mire di Washington – a partire dagli “iconici” dazi al 200 per cento sullo champagne francese – hanno prevedibilmente spaventato gli investitori, portandoli a chiudere le posizioni considerate più a rischio e determinando una sensibile flessione dei listini azionari. La marcia indietro di Trump – che da Davos ha prima ribadito le sue intenzioni, salvo poi disinnescare la...
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