Danimarca, artista atea attacca le religioni. Condannata a pagare una multa (ma solo per le critiche all’islam)

L’artista atea iraniano-danese Firoozeh Bazrafkan ha criticato duramente l’islam ed è stata condannata per razzismo. Per gli insulti a cristianesimo ed ebraismo, invece, nessun problema

Un’artista iraniano-danese è stata condannata a pagare 5 mila corone danesi (circa 600 euro) per insulti razzisti contro l’islam. Firoozeh Bazrafkan ha il dente avvelenato: originaria dell’Iran, si è trasferita in Danimarca, dove «ricevo minacce di morte. So anche che la polizia segreta iraniana vorrebbe uccidermi perché sono un’apostata». Odia l’islam, come tutte le altre religioni, e soprattutto «i codici islamici che in Iran fanno sì che la gente non possa parlare e dire quello che vuole. Questo voglio criticare».

«ISLAM DISUMANO». Per farlo, ha scritto nel dicembre 2011 sul giornale Jyllands-Posten: «Sono convinta che gli uomini musulmani nel mondo, abusino delle loro figlie e le uccidano. Questo per me è dovuto a una cultura disumana, se cultura si può chiamare. Ma si può anche dire che è una religione disumana il cui libro, il Corano, è più immorale, deprecabile e folle dei libri delle due altre religioni globali messi insieme».

«NON SONO PENTITA». Per queste parole è stata condannata secondo la legge anti-razzismo della Danimarca. La donna ha dichiarato in un’intervista al Copenaghen Post: «Non sono pentita di aver scritto ciò che ho scritto ma sono arrabbiata perché dovrei avere il diritto di dire quello che penso. Quello che ho fatto non minaccia nessuno, era solo una critica dell’islam».

ISLAM INTOCCABILE. E ancora: «Io sono critica anche del cristianesimo e dell’ebraismo ma sono nata musulmana in Iran. (…) Io voglio criticare il regime iraniano a modo mio e se sono arrabbiata, dovrei avere il diritto di esserlo e chiamare il regime islamico come mi pare. (…)». Il testo scritto da Firoozeh Bazrafkan conteneva insulti anche a cristianesimo ed ebraismo, ma i giudici danesi l’hanno condannata solo per le offese ai danni dell’islam. Ed è proprio questo che la donna voleva dimostrare: «Ho scritto un manifesto artistico per mostrare che noi non siamo liberi di dire quello che vogliamo e che non possiamo criticare i regimi islamici».