Dalla Russia con furore

“Eltsin è uno strumento nelle mani del potere economico e non si può escludere un colpo di stato. La pace in questa fase si può ottenere solo difendendo la Serbia contro un’America che pretende di imporre a tutti lo stesso modello economico e culturale”. Le origini e i rischi dell’attuale nazionalismo russo nelle parole di un suo illustre
rappresentante, Igor Safarevic, matematico ed ex dissidente russo

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Settantasei anni, matematico e fisico di fama mondiale, accademico delle scienze dell’Urss, Igor Safarevic venne fuori dalla stretta cerchia di conoscenze di studiosi e analisti matematici all’inizio degli anni ’80 quando uscì “Voci sotto le macerie”, una raccolta di racconti e scritti passato in Occidente attraverso il tam tam del samizdat. Passato dopo la caduta del regime su posizioni più nazionaliste, lo incontriamo a Milano al convegno sulla massoneria internazionale organizzato da Legio Christiana, Forza Nuova ed edizioni Effedieffe proprio nella settimana in cui Eltsin destituisce Primakov dalla carica di premier e la Russia sembra in un futuro politico sempre più incerto, stretto tra i problemi di salute del presidente russo e un nazionalismo che cova sotto le braci e sul quale soffia il mantice della guerra in Kosovo.

“Il dopo Eltsin – attacca Safarevic – non credo che mostrerà grandi cambiamenti nella politica russa per il semplice fatto che in Russia non c’è una reale differenza tra i vari partiti esistenti. Semmai quello che non si può escludere è un colpo di stato militare orchestrato da Eltsin e compiuto a favore della mafia russa e degli speculatori”.

In verità Eltsin non appare fisicamente in grado di reggere a lungo e ci sono molti timori sul possibile ritorno al potere di un comunista o sull’ascesa di un ultra-nazionalista. Secondo lei chi potrebbe essere il successore di Eltsin?

Il successore di Eltsin non è deciso da lui, bensì dai suoi consiglieri che hanno in mano ogni potere. Per esempio il sindaco di Mosca… Dei comunisti posso dire che è molto improbabile che arrivino al potere. D’altra parte non rappresentano più una reale opposizione visto che in pratica sono il secondo partito di governo e sono già soddisfatti di essere accettati come interlocutori da parte dei leader internazionali. Quanto ai nazionalisti, sarebbe un bene se salissero al potere, ma francamente vedo ben poche possibilità che un simile evento si verifichi.

In definitiva quali candidati vede in corsa per le presidenziali del 2000?

Le elezioni sono semplicemente uno strumento in mano di chi detiene il potere economico e decide i candidati da presentare. Le vicende della Russia degli ultimi dieci anni hanno portato il 3% della popolazione a possedere circa il 70% delle ricchezze del paese e milioni di persone a vivere nella più assoluta povertà. È chiaro che chi ha i soldi ha in mano anche il potere politico.

Intanto la guerra in Kosovo sta riaprendo profonde divisioni tra Est e Ovest. In Russia questa guerra quali contraccolpi sta provocando?

In Russia tutti, senza eccezioni, sostengono la Serbia con la quale esistono rapporti strettissimi da mille anni, per cui si è cementata una sorta di solidarietà slava fra i due popoli. D’altro canto in Russia molti ritengono che l’aggressione contro la Yugoslavia potrebbe essere il primo passo per una successiva aggressione contro la Russia.

Ma non crede che il suo paese potrebbe giocare un ruolo decisivo anche sulla via della pace?

A un’aggressione è possibile rispondere in un solo modo: con l’uso della forza. Perciò è necessario rifornire di armi la Serbia perché senza resistenza armata gli americani non si fermeranno e non ci sarà nessuna pace giusta e onesta: con le semplici parole sarà tutto inutile e i negoziati saranno infruttuosi se non saremo in grado di mettere sul tavolo una forza reale.

Anche il patriarca Alessio II ha più volte invocato la fine del conflitto e come capo della Chiesa ortodossa ha unito la sua voce a quella del papa per uno sforzo di pace da parte di tutti i cristiani…

Se Alessio II e il papa parlano a cristiani autentici allora un compromesso, nello spirito di un reciproco rispetto, è possibile. Da russo e ortodosso nella vita spirituale sono tenuto a seguire le indicazioni della mia Chiesa, ma il ruolo della gerarchia è puramente spirituale e non ha nessun potere temporale e politico. Tutti i cristiani ragionevoli, occidentali e orientali, devono rendersi conto che nel materialismo ateistico hanno un nemico e una minaccia comune. E l’America oggi rappresenta lo strumento di queste forze materialiste.

Per esempio?

Per esempio il Fondo monetario internazionale è uno strumento molto efficace di questo potere…

Non vede anche il rischio per la Russia che un certo nazionalismo finisca per confluire nei partiti neocomunisti diventando un loro strumento?

Il comunismo è sempre stato un fenomeno occidentale e internazionalista, non russo. Il pericolo rosso-bruno è uno spauracchio diffuso dalla mafia monetarista, ma chiunque conosca la Russia sa che è del tutto inesistente.

E non vede neanche il pericolo di una svolta totalitaria da parte di un certo nazionalismo?

Durante il regime comunista il nazionalismo è sempre stato perseguitato, come dimostrano molti documenti del Politburo, per cui non vedo tutti questi rischi di svolte totalitarie.

Come spiegherebbe a un occidentale l’idea di “nazione russa” cui lei stesso si richiama e che sembra avere un ruolo decisivo nella cultura e nella politica del suo paese?

Il materialismo e l’idolatria della tecnica tipici della cultura occidentale sono invece molto distanti dal nostro mondo. Il fatto è che le diverse culture esistenti si dovrebbero poter confrontare, mentre oggi il rischio è che venga imposto a tutti un solo modello economico e culturale, quello americano e occidentale. Ecco, se dovessi spiegarlo direi che il tratto più tipico dell’anima russa è che l’uomo è rimasto uomo, con la sua dignità.

Oggi che ruolo hanno nella politica e nella società russa gli intellettuali del dissenso, di cui lei ha fatto parte, e che nei decenni del regime hanno garantito un legame con il mondo e l’Europa occidentale?

Il ruolo dei dissidenti è stato molto sopravvalutato: si trattava di un piccolo gruppo di intellettuali a tutt’oggi all’opposizione. Come erano avversari del regime comunista, oggi sono avversari dell’attuale regime. Possiamo dire che i dissidenti sono rimasti tali.

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