«Dal Mediterraneo passa la sfida del futuro democratico dell'Europa»

Intervista a Carlo Costalli, Presidente MCL, impegnato in un seminario internazionale a Malta su lavoro, legalità, immigrazione e integrazione

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Il Mediterraneo, un tempo culla di civiltà, è oggi area di sbarchi, di clandestinità, di emergenze umanitarie, di silenzi e di scelte ondivaghe da parte di una politica europea incapace di rispondere a una crisi epocale. Di fronte a questa latitanza di valori e civiltà, che investe temi essenziali del vivere come il lavoro, la legalità, l’integrazione, cosa fare?
Ne abbiamo parlato con Carlo Costalli, Presidente del Movimento Cristiano Lavoratori (MCL), che abbiamo incontrato a Pantelleria dove, dal 25 al 27 maggio, il MCL ha organizzato un incontro con una cinquantina di rappresentanti europei di organizzazioni e movimenti di lavoratori cristiani – provenienti da Malta, Cipro, Grecia, Spagna, Portogallo, Austria e Germania – per riflettere insieme sulle sfide che abbiamo davanti.
Carlo Costalli, Presidente Mcl

Presidente Costalli, di fronte alle nuove emergenze l’Unione Europea fin qui ha mostrato non pochi limiti. Cosa ne pensa?
L’Unione Europea da troppo tempo si è rivelata incapace di offrire quella prospettiva di civiltà per la quale è nata, determinando invece, attraverso politiche incerte e altalenanti, dettate più dalle ragioni della finanza che dalla voglia di dare risposte alle tante crisi umanitarie in atto, lo sfaldamento dell’ideale stesso di unità e di solidarietà che ne fu il fondamento.
Un’Europa incapace di unire gli Stati membri in una Federazione internazionale, gli Stati Uniti d’Europa; incapace di perseguire una governance globale multilaterale; di sostenere una crescita socialmente e ambientalmente sostenibile; e incapace persino di presidiare i valori di giustizia sociale, solidarietà, cooperazione è, in definitiva, un’Europa inadeguata a garantire la pace e, men che mai, a riservare un’attenzione particolare al Mediterraneo.
Ed è proprio su questa latitanza etica e politica che sono nati e si sono sviluppati i nazional populismi europei, la Brexit, le regressioni alle barriere e ai muri etnici, mentre riemergono nel mondo spinte ai protezionismi, alle barriere commerciali, alle guerre valutarie.
Da dove ripartire?
L’Europa deve tornare, con rinnovato slancio e valori, alla sua originaria missione di civiltà per i popoli europei e per il mondo. Un’Europa che noi continuiamo a pensare “cristiana”. Un’Europa che sia in grado di dare risposte chiare e unitarie per le dinamiche finanziarie e le crisi finanziarie, per le recessioni, per gli sconvolgimenti del lavoro, per mantenere coesione sociale e la composizione delle classi sociali, per i flussi migratori, per la sicurezza interna, per la politica estera.
Un progetto che oggi sembrerebbe quasi utopico…
Sì, se non si riparte innanzi tutto dalla constatazione che lEuropa non ha una politica estera, e lo si nota in particolare nel Mediterraneo. L’Alto Commissariato per la politica estera, al di là della risonanza nominale del ruolo, non esprime in realtà alcuna strategia di politica estera, che rimane invece gelosamente custodita dagli Stati membri, com’è risultato evidente in tutte le crisi recenti, nel corso delle quali ogni Stato ha perseguito il proprio interesse nazionale, dai Balcani alle primavere arabe, fino al Medio Oriente che sta esplodendo.
Ecco un ulteriore livello di sovranità che solo l’Europa potrebbe affrontare e risolvere con successo attraverso la creazione di un Ministero degli Esteri reale. Questo chiederemo con forza, come segno distintivo di un avanzamento verso una maggiore unità, durante la prossima campagna elettorale per le elezioni del nuovo Parlamento Europeo.
Parliamo di migrazioni, altro tema caldo che mette in evidenza limiti e divisioni della politica europea…
Intorno ai processi migratori e all’emergenza dei richiedenti asilo si sono creati fenomeni che richiedono risposte strutturali forti: penso alle dinamiche demografiche, in caduta nei Paesi ricchi e crescenti nei Paesi poveri; alla gestione europea dei migranti e dei profughi; agli investimenti e alla cooperazione con i Paesi di provenienza dei migranti per abbattere il fenomeno nel lungo periodo; alla guerra alle organizzazioni criminali degli scafisti; all’organizzazione di Centri di accoglienza nei Paesi d’imbarco; alla creazione di canali umanitari garantiti e selettivi per l’Europa. In definitiva, a politiche europee di integrazione condivise.
Sono temi che ci stanno particolarmente a cuore e che affronteremo ancora, già nei prossimi giorni a Napoli, in un’altra importante iniziativa che stiamo organizzando con l’ALS ed il Patronato SIAS il 7 giugno prossimo.
Quel che conta, per noi, è comprendere e far comprendere che dal Mediterraneo passa questa emergenza, dal Mediterraneo passa la sfida del futuro democratico del nostro Continente che, stretto tra un “populismo identitario e sovranista” ed una “oligarchia tecnocratica”, deve ritrovare la forza delle ragioni dell’economia sociale di mercato.
Foto Ansa

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