Custodire la memoria in Ucraina oggi
I suoi dipinti lasciano senza parole perché hanno la potenza dei primitivi italiani. I loro titoli, “Paradiso e inferno”, “Salvezza”, “Salvami”, sono come un sonoro schiaffo alle nostre coscienze assopite. Forse il segreto di Iryna Maksymova (nata e cresciuta in una piccola città dell’Ucraina occidentale chiamata Kolimia) artista per vocazione (si dedica con grande talento anche alla tessitura di splendidi arazzi, al mosaico, alla decorazione vascolare e all’incisione), è l’ironia di non prendersi troppo sul serio.
Fatto sta che in questi anni di guerra con la sua pittura è scesa in campo come un guerriero medievale in battaglia; come in “La sposa”, imponente donna centauro che si staglia su un campo arancione e pianta la sua lancia in bocca a un grande serpente che le insidia il calcagno. «Parlo di argomenti che mi toccano personalmente» dice e in questi anni per lei che per lavoro si sposta incessantemente tra Leopoli e Kiev ce n’è parecchi che “toccano” nella carne. Iryna ha deciso di rimanere e di combattere dipingendo. O dipingere combattendo.

Arazzi, tappeti, icone
La sua è una poetica umanissima e viscerale fatta di volti amati e basata essenzialmente sulle donne, martiri o eroine, testimoni del dolore dei tempi presenti in Ucraina con la loro semplice presenza corporea. Appaiono dipinte con forme dilatate in maniera istintiva, quasi brutale, singolarmente come in “Soules”, novella Leda circondata da cigni, oppure in composizioni complesse, come in “Salvation” o nell’ascensione tra gli angeli di “Save me”, che mi ricordano le icone degli antichi pittori del XVI secolo operanti in queste terre “di confine” situate tra il sud della Polonia e il Mar Nero.
Infatti è in questo Sud, tanto amato dai popoli russi del Nord (basterebbe verificare quali sono le loro mete preferite per le vacanze in tempo di pace) quanto detestato dai loro tiranni, che nacque nei secoli passati una splendida civiltà contadina, basata essenzialmente sull’utilizzo del colore: abitazioni come le taighe in legno internamente ricoperte di arazzi, tappeti, icone, mobili dipinti, stoviglie e poi i vestiti, camicie, bluse, gilet e gonne, belli come nessuno stilista sarà mai in grado di re-inventare. È lo stesso mondo che Iryna si ripromette di “cantare” con la sua pittura autenticamente espressiva, reinterpretandolo, attualizzandolo, reincarnandolo nella traccia lasciata dal suo gesto esistenziale, istintivo e presente.


Lo stato della natura
Diversa e per alcuni aspetti complementare è la poetica di Denys Gorodnychyi, nato nel 1984 a Poltava città situata sulla riva destra del Dnepr. La sua è una pittura autentica, struggente e di una bellezza cromatica unica. I suoi dipinti a olio su tavola appaiono sia “pastosi” che leggeri e hanno come tematica fondamentale la contemplazione della natura.
Che siano realizzati interamente a spatola direttamente “en plein air” o anche con l’ausilio di pennelli elaborandoli poi in studio, esprimono un sentimento contemplativo che ha radici profonde ma è sempre attuale. Il suo è un romanticismo quotidianamente vissuto come condizione esistenziale dell’anima. È così nel tramonto mozzafiato di “Agosto” di una bellezza lancinante. «Non dipingo quasi mai figure umane nei miei paesaggi – dice – sono interessato allo stato della natura, soprattutto alla relazione tra colore, forma e armonia. Nella natura tutto è armonioso, questo è il fondamento dei miei dipinti».
È così in “Velvet light”, dove la radura innevata è riassunta in poche pennellate sapienti arrivando quasi all’astratto. E, ancora «il desiderio di escludere nel paesaggio tutto ciò che è irrilevante è diventato una caratteristica essenziale della mia arte. Di recente ho sentito il bisogno di dipingere spazi ampi con situazioni di tranquillità e pace».

Nonostante tutto, rifiorisce
Dal 2022 con la guerra la natura in Ucraina è stata ed è continuamente violentata, umiliata, straziata, uccisa, i campi sono stati cosparsi di mine antiuomo, si ritiene che sia il paese al mondo con più mine disseminate sul territorio, il che comporterà un lavoro di “sminamento” futuro che durerà decenni. In questo presente tremendo la pittura di Denys si pone su altro piano, apparentemente distaccato. Lui non denuncia, sceglie un silenzio assordante, perché è totalmente incentrato nel cogliere la resistenza della natura, che nonostante tutto rifiorisce, indifferente a coloro che vogliono solo distruggerla. I suoi prati fioriti nei pressi del fiume Dnepr, come in “Lake in the meadow”, “Summer sun”, “Sun and Flowers”, hanno la bellezza degli antichi mosaici di Santa Sofia a Kiev e arrivano nella disposizione cromatica ad assumere una bellezza musicale.

Cosa offrire allo spettatore
La sua pittura vanta radici antiche, che affondano nella grande tradizione romantica Ucraina dell’Ottocento, da Petro Levchenko a Serhiy Vasylkivskyi. Denys ammira questi antichi maestri «probabilmente perché si immergevano di più nell’essenza della natura, mentre gli artisti contemporanei prestano più attenzione alla rivelazione del proprio mondo interiore», dice.
Il suo dipingere, imperterrito, tenace, accanito appare in questa situazione drammatica, dove lavorare all’aperto è diventato pericoloso, come una resistenza caparbia e silenziosa. «È importante non scordare che l’arte è un fenomeno nato per educare l’anima, per coltivare le qualità più preziose di una persona, come l’amore, per esempio. Pertanto gli artisti hanno una grande responsabilità: cosa lasciare nel mondo, cosa offrire allo spettatore. Questa è la mia opinione», dice. Di fronte alle bugie spudorate di chi ancora, sicuro del proprio potere, inneggia senza alcuna vergogna alla “russofobia” come motivo per mandare (gli altri) al massacro, non può esserci, come questi due autentici artisti ci testimoniano, risposta più vera.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!