Cuba. Il regime scheda i cattolici che parteciperanno alla Messa con papa Francesco

Il governo prevede che ci saranno solo 150 mila persone alla funzione con il Papa. «Cattolici dovranno scegliere se professare la loro fede apertamente oppure coltivarla nell’intimo»

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Oggi papa Francesco parte per Cuba, dove resterà quattro giorni, percorrendo così le orme dei suoi predecessori, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, che si erano entrambi recati sull’isola. Alla popolazione oppressa dal regime comunista dei Castro si è già rivolto in un video-messaggio trasmesso giovedì dalle televisioni locali: «Vengo come missionario della misericordia, per incoraggiarvi a essere missionari dell’amore infinito di Dio».

REGIME CHANGE. La notizia diffusa da padre Lombardi che il Papa non incontrerà dissidenti ha lasciato molti cubani con l’amaro in bocca, ma Ofelia Acevedo, vedova del dissidente cattolico Oswaldo Payà, è sicura che troverà altri modi per ricordare al regime di lasciare libero il popolo cubano: «Il Papa è una persona molto saggia, conosce benissimo la situazione, e dirà tutte le cose giuste – ha dichiarato alla Stampa – Il cambio a Cuba non può venire dall’esterno: lo devono fare i cubani. È importante però che sentano la vicinanza di un pastore come Francesco, perché questo farà capire loro che non sono soli, e darà il coraggio di vivere la fede senza paure».

SCHEDATURA PER I CATTOLICI. L’evento principale del viaggio si terrà domenica 20 settembre alle 9, quando il Pontefice dirà Messa in Piazza della rivoluzione, all’Avana. Il governo ha previsto la partecipazione di appena 150 mila persone e il motivo, secondo fonti vicine al Vaticano citate dal quotidiano torinese, è da ricercare nelle condizioni poste dal governo: per ottenere il pass e accedere alla piazza, infatti, bisognerà farsi schedare dal regime fornendo nome, cognome e indirizzo.

LIBERTÀ RELIGIOSA. «In altre parole – continua la fonte – sarà una schedatura. Quindi i cattolici dovranno scegliere se professare la loro fede apertamente, scrivendola nero su bianco, col rischio poi di essere tenuti d’occhio e magari discriminati, oppure coltivarla nell’intimo, come hanno fatto per oltre mezzo secolo». Se è vero che negli ultimi anni il rapporto tra Chiesa cattolica e regime è migliorato, infatti, i dittatori comunisti dell’isola, Raul Castro e suo fratello Fidel prima di lui, sono ancora riluttanti a riconoscere il diritto alla libertà religiosa.

Foto Ansa/Ap

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