La "holding" dei Castro controlla il 40 per cento del Pil e tiene 18 miliardi all’estero, mentre sull’isola si fugge e gli ospedali cadono a pezzi
Veterani dell’esercito partecipano alla commemorazione dell'ingresso nella capitale, 65 anni fa, della “carovana della libertà”, guidata da Fidel Castro, Cuba, 8 gennaio 2024 (foto Ansa)
Mentre i cubani continuano a vivere tra blackout quotidiani interminabili, carenza di cibo e medicinali e un’emigrazione di massa senza precedenti, il regime de L’Avana custodisce un tesoro da oltre 18 miliardi di dollari.
Una cifra enorme per un Paese in ginocchio, che non proviene da misteriosi investimenti esteri o da miracoli economici, ma dai profitti accumulati da Gaesa, il colosso militare-economico controllato dalla famiglia Castro che gestisce gran parte dell’economia cubana: turismo, banche, commercio estero, catene di negozi in valuta forte, trasporti e perfino parte delle rimesse inviate dagli emigrati.
Il tesoro sottratto al popolo
Si tratta di un impero parallelo allo Stato caraibico, esentasse e opaco, sottratto a qualsiasi controllo parlamentare o contabile, come evidenziato dai documenti riservati ottenuti dalla giornalista d’inchiesta cubana Nora Gámez Torres del Miami Herald, che offrono uno spaccato impressionante: mentre ospedali e scuole cadono a pezzi, il conglom...
Contenuto riservato agli abbonati
Light
Il quotidiano online per i nuovi abbonati
Digitale
Il quotidiano online + il mensile digitale
Full
Il quotidiano online + il mensile digitale e cartaceo