Croazia, il matrimonio è solo tra uomo e donna. Vince il “sì” col 65 per cento, ma per la sinistra si tratta di «omofobia»

Confermate le previsioni nel referendum sulla definizione di matrimonio in Costituzione. Protestano le associazioni Lgbt e il premier prepara una legge per estendere i diritti delle coppie dello stesso sesso

Croazia, nel referendum sulla definizione di matrimonio come sola unione tra uomo e donna ha stravinto il “sì”, con il 65 percento di preferenze. Ieri nella repubblica balcanica era il giorno della consultazione popolare sulla definizione delle nozze, promossa dall’associazione “In nome della famiglia” al fine di evitare prossime mosse del Governo in favore delle unioni omosessuali: al quesito “Vuoi definire il matrimonio come l’unione tra un uomo e una donna?” i croati che si sono presentati alle urne hanno risposto chiaramente in maniera affermativa, confermando le previsioni che nei giorni scorsi erano state fatte dai giornali.

BASSA AFFLUENZA. Le associazioni Lgbt contestano i risultati del voto, che ha mosso percentuali discretamente basse degli aventi diritto: l’affluenza è stata inferiore al 38 percento, cifra che però non ha avuto rilevanza ai fini del referendum, sul quale non esisteva quorum. Ora la ridefinizione sarà appunto trascritta in Costituzione, modifica che allinea la Croazia a Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria e Bulgaria, i cinque Paesi dell’Unione Europea che hanno già una definizione costituzionale dei matrimoni come esclusivamente eterosessuali. Sconfitto, così, il centrosinistra del premier Zoran Milanovic, che ha definito i risultati della consultazione «un’espressione di omofobia», e già prepara una nuova legge per estendere i diritti delle coppie dello stesso sesso.