Ripresa nel 2014? Squinzi smentisce Saccomanni: «La luce in fondo al tunnel è un lumicino»

Il presidente di Confindustria prevede per il 2014 solo un “lumicino”: «Serve un +2 o 3 per cento di Pil per creare occupazione. Intervenire in fretta su burocrazia e investimenti esteri»

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È vero, «dobbiamo essere ottimisti, il Pil tornerà a salire, solo che la luce non la vedo ancora, più che una luce in fondo al tunnel è un lumicino». Così il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha raffreddato ieri al convegno dell’associazione il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomani, che invece dal palco aveva confermato la sua previsione di una ripresa stabile a fine anno.

«SOLO 0,3-0,4 PER CENTO». Secondo Saccomanni l’anno prossimo la crescita italiana sarà dello 0,5 per cento, per Squinzi invece «rischiamo di avere solo una risalita dello 0,3-0,4 per cento», quando servirebbe «puntare a una crescita minima del 2-3 per cento per creare occupazione». Se il governo Letta non farà «interventi forti», il paese non si risolleverà, perché «la decrescita felice non esiste», ha detto il presidente di Confindustria.

«8 ANNI PER AMPLIARE UN CAPANNONE». Gli «interventi forti» invocati dal “sindacato degli imprenditori” riguardano ovviamente la burocrazia, definita da Squinzi un autentico «abuso di diritto fiscale». Come riporta il Sole 24 ore, il leader degli industriali italiani ha spiegato che «imprese lombarde e del Nord-Est vanno nel Canton Ticino o in Carinzia, perché lì per avere una valutazione di impatto ambientale ci vogliono 60 giorni, da noi due anni». Con l’aggiunta di un aneddoto personale: per la solo “impresa” di «ampliare un capannone nel Lazio», scrive sempre il Sole 24 Ore, a Squinzi sono serviti «7-8 anni».

«ATTRARRE INVESTIMENTI ESTERI». A tema al Convegno di Confindustria anche il flusso di capitali esteri in Italia, in drammatica diminuzione. «Dobbiamo ricreare le condizioni per essere un paese normale in cui fare investimenti», ha detto Squinzi, secondo il quale le imprese estere in Italia sono una benedizione perché «aumentano l’occupazione e stimolano quelle italiane ad essere più performanti».

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