Igino Gatti ricorda il terribile incidente che nel 1998 colpì la comunità di Cl della città veneta. E il dolore del “dopo”. «Determinante fu la compagnia a cui don Giussani ci convocava nel momento della tragedia»
Una foto del bar Le Constellation di Crans-Montana, Svizzera, agli atti dell’inchiesta sul rogo che ha devastato il locale nella notte di Capodanno, con 40 morti e 116 feriti, quasi tutti giovanissimi (foto Ansa)
«Viviamo tutti insieme il dolore di questo momento». Con queste parole don Luigi Giussani chiudeva il suo messaggio alla comunità di Comunione e Liberazione di Padova colpita dalla tragedia dello scoppio della Befana avvenuto il 5 gennaio 1998.
Immediatamente la notizia del tragico rogo a Crans-Montana che ha visto la morte e il ferimento di tanti ragazzi mi ha riportato a quei giorni lontani, segnati dal dolore, dallo strazio, dalla morte che si è abbattuta inspiegabile, senza che possiamo capire… E l’immedesimarsi nel dolore di compagni, amici, ragazzi, genitori, docenti che quei ragazzi amavano e accompagnavano ha riportato a galla un punto dolente, ma anche una commozione e una compassione che ha reso subito quelle persone davvero fraternamente amiche.
Come non pregare per loro ogni giorno, davanti alle immagini del telegiornale o a due righe lette sul giornale…
Leggi anche
Crans-Montana e la pace che cerchiamo
L’unica parola adeguata sulla tragedia di Crans-Montana
La fortezza d...
Contenuto riservato agli abbonati Digitale e Full
Digitale
Il quotidiano online + il mensile digitale
Full
Il quotidiano online + il mensile digitale e cartaceo