Cos’è quella X che scende a terra? Il monumento di don Giussani a Rimini

“L’enigma come fatto nella traiettoria umana” è il titolo dell’opera che appare nella città del Meeting. Sarà inaugurato il 19 agosto

Che don Luigi Giussani si meritasse un monumento a Rimini, nemmeno il più anticlericale dei riminesi e il più materialista degli amministratori del Comune romagnolo potrebbe negarlo senza arrossire: favorevoli o contrari al suo messaggio, critici o entusiasti della storia di popolo che da lui è nata, tutti i riminesi in età di raziocinio sanno quanto bene abbia fatto e continui a fare sia all’economia che all’immagine della città il prete brianzolo e quel che di lui rimane in termini di eredità storica: il movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione, il Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini. Tutti gli anni nella cittadina della Riviera adriatica si riversano decine di migliaia di persone per gli Esercizi spirituali della Fraternità di Cl, degli universitari, dei lavoratori, ecc. A ogni mese di agosto da quarant’anni a questa parte per un’intera settimana si registrano centinaia di migliaia di presenze fra i partecipanti agli incontri e i visitatori delle mostre del Meeting, il più importante evento pubblico di origine cattolica in Italia, iniziato e portato avanti per quattro decenni da persone cresciute alla scuola – umana, spirituale, intellettuale – di don Giussani. Un evento che ha portato a Rimini capi di Stato e ministri, premi Nobel, artisti di fama mondiale, santi come madre Teresa di Calcutta e Giovanni Paolo II.

Un po’ di gratitudine per una personalità che ha recato a Rimini tanti vantaggi, con l’unico svantaggio del parcheggio introvabile in certi giorni dell’anno, non poteva mancare. Ma la vera sorpresa di tutta la faccenda è la fisionomia del monumento, che dice del modo in cui è stato concepito e realizzato: non il tipico, formale busto bronzeo, e nemmeno una stucchevole installazione di arte concettuale, anche se di espressione di un concetto si tratta. A occupare la grande aiuola della Rotonda Don Giussani (la principale rotatoria che porta alla Fiera vecchia di Rimini reca questa intitolazione del 2014) è la riproduzione in pietra d’Istria e acciaio dell’ausilio didattico meramente grafico con cui il fondatore di Cl spiegava ai ragazzi delle scuole medie superiori e agli studenti universitari il mistero dell’Incarnazione: una grande “X” in alto, quattro frecce che salgono, una che scende dalla X e si interseca con una freccia orizzontale. La semiotica è intuitiva, Giussani la spiegava così in un testo poi pubblicato sotto il titolo All’origine della pretesa cristiana: Volume secondo del PerCorso:

«Il pretendere una rivelazione riassume la situazione dello spirito umano nel concepire e realizzare il rapporto col divino secondo un’alternativa che questo schema esprime. La linea orizzontale rappresenta la traiettoria della storia umana sopra la quale incombe la presenza di una X: destino, fato, quid ultimo, mistero, “Dio”. L’umanità, in qualunque momento della sua traiettoria storica, teoricamente o praticamente ha cercato di capire il rapporto che intercorreva tra la propria realtà contingente, il proprio punto effimero e il senso ultimo di esso; ha cercato di immaginare e vivere il nesso tra il proprio effimero e l’eterno. Supponiamo ora che l’enigma della X, l’enigmatica presenza che incombe oltre l’orizzonte, senza della quale la ragione non potrebbe essere ragione, poiché essa è affermazione di significato ultimo, penetrasse nel tessuto della storia, entrasse nel flusso del tempo e dello spazio, e con forza espressiva inimmaginabile si incarnasse in un “Fatto” tra noi. Ma che significa “incarnarsi”, in questa ipotesi? Significa supporre che quella X misteriosa sia diventata un fenomeno, un fatto normale rilevabile nella traiettoria storica e agente su di essa. Questa supposizione corrisponderebbe alla esigenza della rivelazione. La possibilità che il mistero che fa le cose arrivi a implicarsi nella traiettoria storica, coinvolgendosi direttamente e personalmente con l’uomo, sarebbe irrazionale escluderla: abbiamo già visto come per natura nostra non possiamo prescrivere confini al mistero. Perciò, data la possibilità del fatto e la razionalità dell’ipotesi, che ci resta da fare di fronte a essa? L’unica cosa da fare è domandarsi: è accaduto o no?».

Giussani proponeva la condivisione della vita della comunità cristiana come modalità della verifica dell’asserzione secondo cui la verità ultima si era manifestata incarnandosi nell’uomo Gesù Cristo, e proseguiva la sua manifestazione terrena nella Chiesa.

Il monumento, progettato dall’architetto Marco Benedettini e realizzato dalla Zambelli srl di Galeata (FC), porta lo stesso titolo del capitolo da cui proviene la citazione di cui sopra: “L’enigma come fatto nella traiettoria umana”. A decidere che dovesse riprodurre il contenuto di una delle più famose lezioni del fondatore di Cl è stato l’informale Comitato per il monumento a don Giussani costituito da tre riminesi: Marco Ferrini, Antonio Smurro e Sergio de Sio, rispettivamente il presidente del Centro internazionale Giovanni Paolo II per il Magistero sociale della Chiesa, l’ex presidente del Meeting per l’amicizia dei popoli e l’ex vice sindaco di Rimini. Attorno a loro s’è stretta la società civile: singoli, associazioni e fondazioni che hanno preso parte alla sottoscrizione che ha permesso di raccogliere le risorse finanziarie per la realizzazione dell’opera senza onere alcuno per la casse del Comune, al quale è stato donato il manufatto. Si tratta delle stesse persone che alcuni anni fa erano riuscite a creare il “Comitato dei 5 ex sindaci” di Rimini, attraverso cui si era arrivati con non pochi sforzi all’intitolazione a don Giussani della rotatoria che oggi porta al Palacongressi della città e in passato portava alla Fiera dove furono ospitate le prime edizioni del Meeting. Il monumento “L’enigma come fatto nella traiettoria umana”, che ha ottenuto l’autorizzazione dalla Soprintendenza alle Belle Arti di Ravenna,  verrà inaugurato lunedì 19 agosto alle ore 9 alla presenza del vescovo di Rimini mons. Francesco Lambiasi, del sindaco Andrea Gnassi e del vice presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione Davide Prosperi.