Cosa dice Benedetto XVI di Obama, Putin e Castro

In “Ultime conversazioni”, il libro-intervista uscito oggi, il Papa emerito racconta i suoi incontri con i grandi della Terra.

Oggi è uscito in edicola e in libreria Ultime conversazioni, il libro-intervista di Benedetto XVI – Peter Seewald. Fra le numerose anticipazioni del libro, pare a noi manchi quella in cui il Papa emerito esprime giudizi sugli uomini politici incontrati durante i suoi anni di Pontificato e precedenti. Papa Ratzinger, ovviamente, non si esprime sulle loro azioni e decisioni, limitandosi a raccontare le sue impressioni a livello umano durante i colloqui. Come è nel suo stile, Benedetto XVI è magnanimo nel ricordare ciascuno dei suoi interlocutori, esprimendo, talvolta, una particolare simpatia o ammirazione per alcuni di loro (Vaclav Havel e Shimon Peres, ad esempio). Qui di seguito riportiamo i passi in cui parla di Barack Obama, Vladimir Putin, Fidel Castro.

OBAMA. «È un grande politico naturalmente, che sa come si ottiene il successo. Ha determinate idee che non possiamo condividere. Con me tuttavia non si è comportato come un tattico ed è anche una persona riflessiva. Ho avuto la sensazione che cercasse un punto di incontro e ascoltasse».

PUTIN. «[L’incontro con Putin fu] interessante. Abbiamo parlato tedesco, lo conosce perfettamente. Non abbiamo fatto discorsi profondi, ma credo che egli – uomo di potere – sia toccato dalla necessità della fede. È un realista. Vede che la Russia soffre per la distruzione della morale. Anche come patriota, come persona che vuole riportarla al ruolo di grande potenza, capisce che la distruzione del cristianesimo minaccia di distruggerla. Si rende conto che l’uomo ha bisogno di Dio e ne è certo intimamente toccato. Anche adesso, quando ha consegnato al papa [Francesco] l’icona, ha fatto prima il segno della croce e l’ha baciata…».

CASTRO. Cosa ha provato a incontrare Fidel Castro? «Fu a suo modo commovente. È un uomo anziano e malato, eppure molto presente e con ancora una certa vitalità. Non credo che potrà mai affrancarsi dalla sua struttura mentale in cui è cresciuto. Vede però che i rivolgimenti della storia mondiale costringono a riconsiderare alcune questioni, soprattutto quella religiosa. Mi ha pregato di mandargli dei libri». E lei lo ha fatto? «Gli ho fatto avere l’Introduzione al cristianesimo e qualche altro volume. Non è il tipo d’uomo da cui ci si dovrebbe aspettare una conversione, tuttavia vede che le cose sono andate diversamente e che ciò richiede un’ulteriore riflessione».

Foto Ansa