Cos’hanno da dare i cristiani a una società infestata dai topi dell’irrealtà

Se l’Italia non riesce a uscire dalla palta vuol dire che la palta ci riguarda. Serve un’offensiva di partecipazione alla cosa pubblica

Pubblichiamo l’editoriale di Luigi Amicone contenuto nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Mentre la Spagna è in corsa verso un 3 per cento di incremento di Pil dopo aver rischiato il default grazie allo Zapatero degli ubriachi di “diritti” e a un’economia da palazzinari, in Italia il Pil registra per la prima volta dopo 13 mesi uno zero virgola positivo che a fine d’anno potrebbe addirittura attestarsi a un +0,7. Sempre che i 13 miliardi di buco che la Corte costituzionale ha aperto nel nostro debito non ci riportino bruscamente alla realtà di un Paese dove istituzioni che dovrebbero essere di garanzia sono invece piombo per le ali della libertà e della democrazia.

In effetti, come si fa a soddisfare le minime esigenze di “bene comune” con istituzioni della giustizia di geometrica potenza distruttiva? Non sorprende che siamo diventati il ricettacolo del peggiore spettacolo. Terzo mondo piantato in Europa, solo in Italia si può spiare e fare commercio da Grande Fratello dei colloqui di un recluso in un carcere di massima di sicurezza. Solo in Italia magistrati che hanno appena concluso processi contro il tal politico possono candidarsi alle elezioni a fianco o contro quel tal politico. Solo in Italia una giustizia simoniaca che più ne parla più straccia la Costituzione, più si atteggia a difesa dei “diritti” dei deboli più vende “diritti televisivi” ai forti, può assumere una funzione acefala ed eversiva della sovranità popolare. E di conseguenza, come da sentenza costituzionale sulle pensioni, prendere decisioni (lo ha notato l’ex membro di Corte costituzionale Sabino Cassese, non noi anarchici) senza tenere in alcun conto «le implicazioni molto gravi per il bilancio dello Stato».

Pazienza, direte, ci siamo abituati. Un corno. Se l’Italia non riesce a uscire dalla palta vuol dire che la palta ci riguarda. O per lo meno riguarda i nostri giovani che vediamo infiacchire e disperare, giorno dopo giorno, e che una informazione caciarona, piatta, imbelle, seguita a ingannare con parole e immagini distanti anni luce dal fuoco della realtà. Serve un’offensiva di partecipazione alla cosa pubblica. Una critica corrosiva all’egemonia della decadenza. Uno squarcio alla tuta black bloc mediatico-giudiziaria che fascia in una camicia di forza la società italiana.

In questo senso è una bella notizia che un movimento come Comunione e Liberazione, per anni fatto oggetto di massacro dall’azione congiunta di media e giustizia della santa inquisizione “democrat”, si riaffacci sul palcoscenico della cronaca con un documento politico a tutto tondo. Ma insomma, forse è la volta buona che, grazie anche all’impulso di un Papa di furba prestanza politica, i cattolici tornano sulla scena pubblica contrastando e affermando, non ripiegando e subendo. Cos’ha infatti il cristianesimo da dire e da dare a una società infestata dai topi dell’irrealtà e della decadenza? Ha da dare e da dire la forza invincibile della persona, qualunque sia la condizione in cui si trova. Una tensione ideale che si fa comunità, intraprendenza, libertà. Politica come «la più alta forma di carità».

Foto Ansa