Corsi e ricorsi d’aggiornamento

Cronaca, al limite del surreale, di una normale riunione preparatoria per i corsi in vista dell’ultimo grande concorso a cattedre cui partecipano anche 150mila docenti non di ruolo che, con l’altro milione e mezzo circa di candidati, cercheranno di assicurarsi uno dei 44mila posti (che verranno) nella scuola statale di Berlinguer

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Milano, 8 novembre, ore 17: adunata generale per gli 844 professori che seguiranno i corsi del concorso riservato, cattedra di italiano. Probabilmente questa riunione servirà a formare le classi dei corsi stessi, visto che non sono stati ancora comunicati e che questo è il primo incontro, ma molti si aspettano di cominciare le lezioni. É subito chiaro che si comincerà in ritardo, ma arrivando alle 16,45 si trova ancora posto. Alle 17, ancora nessuno che si presenti. Dalla platea dei prof. partono ripetuti applausi per incitare l’uscita degli oratori: c’è un clima da concerto. Alle 17,30, accolto da un poco educato brusio di soddisfazione, arriva in fila indiana un plotone, capeggiato da un tale che brandisce subito un microfono. Che non funziona. Passano altri dieci minuti e finalmente si diffonde un “Si sente?” “No!”.

Sono le 17,45. Chi parla, con uno spiccato accento napoletano, non si presenta, ma è sicuramente un pezzo grosso del Provveditorato. Col classico eloquio da burocrate in venti minuti riesce a esprimere solo il suo autoelogio. Descrive alcuni, scontati perché previsti dal bando, risultati tecnici conseguiti: i prof in cerca di seconda abilitazione possano frequentare un corso a parte; i prof. delle scuole serali possono fare i corsi di mattina (geniale!); è possibile decentrare i corsi rispettando il dettato del bando, che lo prescrive.

Un secondo scopo dell’orazione dell’uomo del Provveditorato è chiaramente prevenire qualsiasi critica sindacale. L’effetto, ovviamente, è opposto: partono urla e protesta di ogni tipo, peraltro completamente inutili. Una collega commenta: “Sembriamo i nostri alunni!”. La confusione prende il sopravvento, per le continue interruzioni e l’evidente imbarazzo dell’oratore. Il quale tuttavia comunica lo scopo dell’adunata: “l’allocazïone” dei corsisti. Risate a crepapelle. Prima che l’uomo del provveditorato riesca a comunicare le sedi decentrate e i loro coordinatori passa ancora molto tempo. Molto altro prima che i prof. comprendano il da farsi. Alle 18,20 gruppi di prof. cominciano ad uscire, al seguito dei coordinatori di zona, che ciascuno si è scelto in base alla propria comodità. La disorganizzazione imperversa. Il “Gruppo Cologno” conta circa 150 persone: impossibile che possano entrare in un’aula, pertanto saranno divisi in tre sottogruppi e il coordinatore dovrà ripetere tre volte il suo discorso. Il “Gruppo Cologno” ha un brivido lungo la schiena quando il coordinatore esordisce con un “Mi hanno incaricato due giorni fa. Cioè, voi sapete come vanno queste cose…” Il poveruomo, in definitiva, non sa che cosa e come deve fare e qualcuno incomincia a pensare che “qui si fa nottata”. Pragmaticamente chiede un foglio per far compilare un elenco dei presenti, ed esce. Appare un prof. qualunque che annuncia la formazione di un “Gruppo Cologno Solo Residenti”. Alcuni residenti altrove ma fedeli al principio della comodità fanno spallucce e si aggregano. Entrano in una nuova aula dove trovano il poveruomo che chiede loro di compilare un secondo elenco. E mentre si dà da fare con solerzia e lucidità per organizzare un orario settimanale che accontenti tutti, un gruppetto di sindacalisti, ben informati per via di una loro riunione preventiva di qualche giorno prima, gli mette i bastoni fra le ruote puntualizzando di continuo. Con singolare faccia tosta arrivano a chiedere il consenso, con firma liberatoria apposta in calce a un foglio che gira proditoriamente per l’aula non appena il coordinatore si assenta un momento, per una lotta dura e senza paura a fare lezione di sabato: opportunità a questo punto già prevista dall’ormai poverocristo! Ma ecco apparire un altro prof. qualunque che annuncia la formazione del Gruppo Loreto: segue emorragia di prof. e rischio di non raggiungere il numero minimo necessario per formare il corso. I prof. rimasti trovano comunque conforto nelle parole del poverocristo che confida nei “ritorni di fiamma”. E tuttavia egli è costretto a provvedere a un terzo elenco, chiamato “elenco ore 19,00”. In attesa dei “ritorni di fiamma” il poverocristo legge per obbligo alcune parti del bando già conosciute: assenze, punteggi (per i corsisti delle private un anno vale la metà rispetto ai prof delle statali), commissioni ed esami. Informa inoltre che nel fare l’orario settimanale dei corsi dovrà tener conto dell’orario sindacale dei bidelli e che nella sua scuola c’è il parcheggio ma che l’istituto è comodamente raggiungibile con la metropolitana. Dopodiché fissa un appuntamento telefonico per conoscere la data della prossima riunione. Alle 20,00 la classe raggiunge un numero sufficienti di iscritti: conta finalmente 38 prof. allievi. Missione compiuta.

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