Coronavirus. Estremisti sciiti affollano i santuari chiusi in Iran

«Il presidente si sbaglia di grosso» hanno protestato in coro contro la serrata, mentre il governo diffonde un rapporto inquietante: «Rischiamo 3,5 milioni di morti»

Dopo aver insabbiato l’epidemia di coronavirus, gli ayatollah cercano di correre ai ripari in Iran per fermare un contagio che potrebbe avere conseguente catastrofiche per la Repubblica islamica. Il portavoce del ministro della Salute, Kianoush Jahanpour, ha parlato ieri ufficialmente di 17,361 casi e 1,135 vittime. Ma la realtà sarebbe di gran lunga più grave.

«RISCHIAMO 3,5 MILIONI DI MORTI»

Martedì la televisione di Stato ha parlato di un rapporto della prestigiosa Università Sharif di tecnologia di Teheran, secondo il quale se tutta la popolazione seguirà diligentemente le misure di sicurezza imposte dal governo ci saranno 120 mila contagi e 12 mila morti; se le seguirà solo in parte moriranno 110 mila persone; se invece non prenderà alcuna precauzione, il sistema sanitario collasserà e «allora si infetteranno 4 milioni di persone e 3,5 milioni moriranno».

Come sottolineato dall’Associated Press, non è chiaro su quali dati si basino simili previsioni. Di sicuro, però, il governo è rimasto allarmato dalla reazione di centinaia di estremisti sciiti che lunedì notte hanno fatto irruzione nei cortili dei due santuari principali dell’Iran per protestare contro la loro chiusura, disposta con incredibile ritardo dalle autorità islamiche. In giornata i santuari di Imam Reza a Mashhad e quello di Fatima Masumeh a Qom si erano svuotati, dopo che la stessa guida suprema Ali Khamenei aveva emesso una fatwa per proibire «spostamenti non necessari». La notizia della fatwa è stata poi messa in dubbio da alcuni media, anche se pare confermata.

«IL PRESIDENTE SI SBAGLIA DI GROSSO»

«Siamo qui per dire che Teheran sbaglia di grosso a chiudere il santuario», ha gridato un imam a Mashhad a favore di telecamera in mezzo a un assembrante di persone in protesta. Altri si sono uniti a lui gridando: «Il ministro della Salute si sbaglia di grosso, il presidente si sbaglia di grosso». La polizia ha poi disperso le manifestazioni, ma non sono solo gli estremisti sciiti a sottovalutare l’epidemia: nonostante il consiglio dato a tutti i cittadini di rimanere a casa, gli spostamenti avvengono regolarmente per qualsiasi motivo.

5.000 VITTIME E FOSSE COMUNI

Secondo il consiglio nazionale della resistenza iraniana, bandito in Iran, i morti erano almeno 3.300 l’11 marzo. Il dottor Rick Brennan, direttore delle operazioni di emergenza per il Mediterraneo orientale dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha dichiarato a Reuters che i numeri forniti dal regime potrebbero rappresentare solo un quinto del numero reale di contagi. I morti potrebbero essere almeno 5.000 stimando una mortalità del virus pari all’1%.

Solo così del resto si potrebbe spiegare perché il regime degli ayatollah ha scavato due enormi fosse comuni a Qom lunghe in tutto 90 metri, poco meno cioè di un campo da calcio regolamentare, visibili perfino dai satelliti.

Foto Ansa