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Contratto Lega-M5s: «Sul fisco è un libro dei sogni»

maggio 23, 2018 Emanuele Boffi

«Strafalcioni e favole». È tranchant il giudizio di Marino Longoni (Italia Oggi): «Non è un programma di governo, ma da campagna elettorale»

«Un libro dei sogni», «favole», «scritto coi piedi». Il giudizio apparso su Italia Oggi a proposito del contratto tra Lega e Cinque Stelle è tranchant (“Sul fisco, una raccolta di veri strafalcioni”, 23 maggio). A firmarlo è una delle penne di punta del quotidiano, il vicedirettore Marino Longoni. «Questo non è un programma di governo – dice Longoni a tempi.it –, ma un programma elettorale, pieno di promesse, come è tipico delle campagne elettorali, ma non di numeri e senza indicare, se non genericamente, dove sarebbero le coperture per realizzarlo».

CAPITALI ESTERI. A proposito del contratto, scrive Longoni che «le analisi più credibili fatte in questi giorni calcolano costi oscillanti tra i 100 e i 150 miliardi. Tremila euro per ogni cittadino italiano». Nel documento si prevede la «tassazione dei grandi capitali esteri» e questo, osserva il giornalista di Italia Oggi, è «un vero e proprio strafalcione. Se sono stranieri, perché dovrebbero pagare le tasse in Italia?». L’esempio, però, aiuta a capire la ratio sottesa al contratto: «Qui si sentono aleggiare le polemiche degli ultimi mesi che hanno investito le grandi aziende, soprattutto quelle che operano in Internet, che producono ricavi ma non pagano le imposte. Intendiamoci: il problema esiste ed è una questione a livello mondiale. Sono state avanzate delle soluzioni dall’Ocse e a livello europeo, ma l’espressione contenuta nel contratto è incomprensibile. O è troppo sintetica, e dunque si fatica a capire cosa si intenda, oppure è così formulata proprio perché è pensata non per dare una risposta ma per strizzare l’occhio a quelle polemiche».

MANETTE AGLI EVASORI. Medesimo discorso, osserva Longoni, per quanto riguarda l’intenzione di «inasprire l’esistente quadro sanzionatorio, amministrativo e penale». Qui la logica pare quella sbrigativa di un ritorno alle «manette per gli evasori» che, come negli anni Novanta, rimase lettera morta. «Anche allora – prosegue Longoni – si fece questa concessione all’opinione pubblica che chiedeva di punire chi evadeva le tasse. Il risultato, come sappiamo, è stato di pochissimo conto perché, a parte casi clamorosi, in Italia non si finisce in prigione per evasione fiscale. E forse è un bene anche così – osserva con una battuta Longoni – altrimenti servirebbero penitenziari molto più capienti degli attuali». La minaccia di un inasprimento cozza poi con quanto scritto poco prima nel programma quando si promette un “fisco amico” che eviti «ogni forma di pressione tale da ingenerare uno stato di paura». Non è chiaro quindi «se nelle intenzioni del governo gialloverde si voglia puntare sulle sanzioni o sulle sanatorie».

FLAT TAX. Capitolo flat tax. «In questo caso – osserva Longoni – dobbiamo constatare che esistono casi virtuosi. Si pensi all’Irlanda che così ha attratto le multinazionali (anche se poi si sono generati altri tipi di problemi). In ogni caso, per quanto riguarda la flat tax dobbiamo osservare che una logica di fondo esiste, ma il problema è la sua realizzazione». Longoni ricorda che, soprattutto nell’area di centrodestra, di flat tax se ne parla da tempo. «Domandiamoci: perché già Tremonti non riuscì a realizzarla? Perché un conto è dirlo, un conto è farlo, soprattutto quando a governare un paese ci sei tu e hai il problema di far tornare i conti in una situazione in cui hai un debito pubblico mostruoso». La questione, nota Longoni, è che per mettere a regime la flat tax hai bisogno di tempo e che la macchina amministrativa funzioni alla perfezione, «altrimenti se tutto non va come previsto, ti trovi lo Stato in default. Insomma, servono dei supereroi e io non ne vedo molti in giro. Quand’anche fossero fissate le aliquote, poi bisognerebbe mettere ordine nel campo delle detrazioni, che è un ginepraio. È tutto molto difficile e stento a credere che ci si riesca in tre mesi».

Foto Ansa

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