Con il Brevetto unico europeo le imprese risparmiano 14 mila euro. E diventano più competitive

Il nuovo sistema entrerà in vigore nel 2014. Tanti i vantaggi per le imprese italiane in termini di competitività sui mercati internazionali. Intervista con Alessandro Spada (Camera di Commercio)

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Con il Brevetto unico europeo le imprese italiane potranno risparmiare fino a 14 mila euro, oltre a godere di notevoli vantaggi organizzativi, e potranno finalmente competere ad armi pari con le imprese di tutto il mondo. Un cambio di passo importante dal quale non saranno escluse nemmeno le piccole e medie. Tanto consentirà l’adesione da parte dell’Italia al regime del Brevetto unico europeo quando nel 2014 entrerà a pieno regime. Tempi.it ha intervistato Alessandro Spada, vicepresidente di Assolombarda e presidente di Innovhub-Stazioni sperimentali per l’industria, il centro di ricerca della Camera di Commercio di Milano interamente dedicato all’innovazione.

Spada, è importante avere il Brevetto unico europeo? Perché?
Certamente è importante per via del notevole vantaggio competitivo che ne trarrebbero le imprese italiane. Oggi per un brevetto valido nei 13 stati membri dell’Unione europea si arriva a spendere fino a 15 mila euro. Tanto per fare un paragone, un brevetto americano costa in media 1.850 euro. Il nuovo sistema brevettuale, invece, consentirebbe di spendere 2.400 euro nel periodo transitorio, una cifra destinata a ridursi a 680 euro non appena il sistema sarà completo e a regime. Come si vede, la riduzione è fortissima. E consentirebbe alle imprese italiane di competere nei mercati internazionali che sono estremamente competitivi. Ma la maggiore economicità del brevetto non è l’unico vantaggio: oltre al costo effettivo di deposito, infatti, il risparmio è in termini di minori oneri. Penso, per esempio, ai costi di traduzione finora vigenti: il nuovo sistema assicurerà alle piccole e medie imprese il rimborso delle traduzioni, finora a loro carico. Un onere non da poco per chi ha risorse contenute.

Ma l’Italia non si è tirata fuori, insieme con la Spagna, proprio per il problema delle lingue?
È vero, Italia e Spagna non hanno aderito perché ci sono i loro ricorsi pendenti davanti alla Corte di Giustizia dell’Ue. E il governo italiano non ha ritirato il ricorso per una questione di coerenza. L’indicazione però è che verranno respinti. A mio avviso, la battaglia per avere il Brevetto unico europeo in un’unica lingua, l’inglese, è giusta: eviterebbe una discriminazione “in negativo” per tutti i depositari e un vantaggio per le sole Francia e Germania, che potrebbero scrivere i brevetti direttamente nelle loro lingue d’origine e che finora si sono comportate in maniera un po’ localistica e individualistica. Le battaglie si possono anche fare. L’importante però è che, quando si perde, ci si sappia adeguare. Ad ogni modo, la decisione della Corte è attesa per l’estate prossima: staremo a vedere. Mi auguro che, a quel punto, l’Italia aderisca prontamente al Brevetto unico. Dopotutto, a richiederlo, sono proprio le imprese italiane e lo esigono criteri di logicità del sistema.

È prevista anche l’istituzione di una Corte unitaria dei brevetti, è vero?
Sì. si tratta di un tribunale che avrà la sua sede principale a Parigi e due sezioni distaccate e specializzate, una Londra e una a Monaco. Ma sono altresì previste sedi regionali, una delle quali potrebbe essere proprio a Milano. Il capoluogo lombardo, infatti, ha tutte le carte in regola per aspirare a ricoprire questo ruolo: un brevetto su tre di quelli depositati in Italia è depositato in Lombardia e il 25 per cento di questi è depositato a Milano. E la Camera di Commercio meneghina si è già attivata per ricavare tutte le informazioni del caso.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •