Come cambia in Italia il mercato del private banking dopo l'entrata in vigore di Mifid2

L’evoluzione della consulenza finanziaria verso la logica del servizio e le preferenze dei clienti rispetto ai tipi di prodotti di investimento disponibili

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È forse ancora presto per fare bilanci, ma il private banking in Italia torna a ruggire. Le masse in gestione ammontano a circa 800 miliardi di euro e ora gli investitori di fascia medio-alta che hanno patrimoni finanziari di oltre 500 mila euro pretendono una consulenza sempre più moderna, adeguata alle loro specifiche esigenze.
LA NUOVA DIRETTIVA UE. Da inizio 2018 come ben sappiamo è entrata in vigore la direttiva europea Mifid2 che si pone come obiettivo di portare maggiore trasparenza nel settore dei servizi finanziari valorizzando le attività di consulenza che gli intermediari offrono ai clienti in cambio della gestione dei loro soldi. Una forma di consulenza più evoluta, remunerata attraverso una fee che il cliente private paga per i suggerimenti che riceve su come investire le proprie disponibilità nei migliori prodotti finanziari presenti sul mercato.
DAI CONSIGLI GENERICI AL SERVIZIO. Per ora la maggioranza del patrimonio dei clienti private viene gestito con dei mandati di consulenza di base, dove i consulenti forniscono dei consigli generici su come amministrare le masse, senza addentrarsi nei particolari. Evidentemente nei prossimi anni il raggio di azione della consulenza di base è destinato a ridursi, a beneficio di quella più evoluta. Molteplici i vantaggi, in quanto quest’ultimo tipo di consulenza permette di passare a una logica di servizio, agevola l’evoluzione del portafoglio dei clienti e promuove un approccio sempre più dinamico e moderno della pianificazione finanziaria degli investimenti.
PRODOTTI ASSICURATIVI IN AUMENTO. Allo stato attuale solo il 12 per cento dei grandi patrimoni è gestito con contratti di consulenza. Il 18 per cento sono gestioni patrimoniali, l’11 per cento con contratti di custodia titoli. Ma quali sono i prodotti più apprezzati dai clienti private? Aumenta senz’altro la quota di prodotti assicurativi: la quota di polizze e assicurazioni nel mercato italiano private negli ultimi tre anni è cresciuta dal 9,3 al 16,6 per cento, confermando un’accelerazione nella preferenza di questa tipologia di investimenti (private insurance) da parte della clientela più abbiente. Il private insurance propone prodotti assicurativi su misura. Il target di clientela necessita di uno strumento adatto per i passaggi generazionali, la pianificazione patrimoniale, con particolare attenzione alla gestione finanziaria degli asset, in ogni scenario di mercato.
FONDI COMUNI E FIDUCIARIE. Continua poi il successo dei fondi comuni di investimento con una quota pari al 21 per cento circa. I clienti private ricorrono poi sempre più allo strumento fiduciario per gestire in totale riservatezza gli asset detenuti sui vari intermediari. In particolare il segmento imprenditori trova nella fiduciaria un partner adeguato ad accompagnarlo nelle fasi del ciclo di vita dell’azienda e nell’evoluzione familiare nel controllo della stessa. Negli ultimi tempi si assiste poi ad un maggior interesse e a un incremento di richieste da parte della clientela private per l’apertura di conti all’estero. Il servizio maggiormente richiesto è quello di sostituto d’imposta ma sono in crescita anche l’apertura di conti o relazioni con banche all’estero, la gestione della fiscalità come polizze assicurative, la domanda di intestazioni fiduciarie e l’attività di “escrow agent”, vale a dire la custodia di un deposito vincolato fino al verificarsi di specifiche condizioni prestabilite. Questo parallelamente alla ripresa di attività di fusioni e acquisizioni e, in particolare, di cessione di quote di azienda.
Foto consulenza finanziaria da Shutterstock

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