Come buttare ‘e carogne fuori dagli stadi senza troppe chiacchiere, tornelli, tessere e distintivi

Dopo l’omicidio Raciti ci siamo inventati una serie di regole che hanno reso irritante entrare allo stadio. Ma solo per le famiglie, i fetenti entrano e spadroneggiano come vogliono. Qui ci vuole il polso della Thatcher

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Genny ’a carogna, il Pipita, Gastone, il Barone, l’Apache, il Mortadella, Big Jim, il Polpo, il Pupone. Il calcio italiano è pieno di personaggi dai soprannomi più bizzarri ma, ahinoi, non tutti sono gentiluomini e non tutti sono giocatori. Ogni volta che ci scappa il morto o si va vicino a causarlo, ascolto gli stessi discorsi.

Ahimè, di morti dentro e fuori dagli stadi italiani me ne ricordo tanti. Troppi. Purtroppo sono anziano e mi ricordo anche le frasi di circostanza, gli annunci roboanti, le nuove leggi che, esattamente come nel caso delle tasse, ad esempio, colpiscono la gente normale, mai i lestofanti. Dopo l’omicidio dell’ispettore Raciti (il simpatico Genny inneggiava con la sua maglietta al tale ingabbiato per questo) nel 2007 a Catania, si sono inventati i tornelli, le tessere del tifoso, una serie di regole che hanno reso difficoltoso e irritante andare allo stadio per noi comuni, ma tutti ’sti fetenti, invece, entrano e spadroneggiano come vogliono.

Non ho nessuna speranza, non do nessun credito, perciò, alla nuova ondata di promesse del governo italiano, attualmente presieduto da Matteo Renzi. Non si risolve nulla, compagni e amici, non si va da nessuna parte. Del resto gli inglesi, quando hanno deciso di trasformare la Premier League nel gioiello che è adesso, a Downing Street avevano Madama Thatcher. Una che non faceva promesse. Menava direttamente le mani.

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