Colonia, un atto terroristico ma anche perfetta prova di integrazione (al nostro nulla)

Resta stampata in Boris un’idea di sua figlia: «Volevamo che gli immigrati si integrassero? Ecco fatto. Hanno imparato subito che cos’è la donna per gli europei: una merce, un niente»

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Boris è convinto che a Colonia, con mille persone islamiche balzate addosso a mille ragazze la notte di Capodanno per prendersele, si sia trattato di un atto di terrorismo di massa, facile, a buon mercato. È pure stato il primo a scriverlo senza edulcorazioni. Non ci piove su questo. Terrorismo islamista. Ed è ridicolo spiegare che l’islam non è così. Ovvio che l’islam vero non può essere questo. Ma quella moltitudine di islamici era così, e noi non ci possiamo fare niente, e non riusciremo a mutare la realtà delle cose spiegando che l’autentico musulmano è diverso.

Resta stampata però in Boris una frase di sua figlia, piena di amarezza e di sarcasmo. «Volevamo che gli immigrati si integrassero? Ecco fatto. Hanno imparato subito che cos’è la donna per gli europei: una merce, un niente. Loro si sono organizzati e l’hanno fatto insieme». Ci ho pensato un sacco di giorni, e le do ragione. Certo, la specificità terroristica non va dimenticata. Ma il gesto di violenza – anche solo nello sguardo, nelle parole – per chi lo subisce è identico, ed è comunque di massa.

È così, proprio così. Lo sfondo di questo esercizio abominevole è comune. Esiste un’integrazione reciproca nel nichilismo. Il sottofondo della vita di tutti, anche di chi si ribella, è il niente di significato che viene propalato dovunque. Non siamo più in una età cristiana, e neppure post-cristiana. Siamo in un’epoca che non sa neanche di che cosa parliamo quando diciamo Gesù Cristo, spesso anche da parte di chi si riconosce nel simbolo della croce ma molto meno nel Crocifisso. I nostri territori, e specie quello mentale che è situato in Internet, sono nella gran parte deserti.

Nichilismo: la realtà non riesce a convincerci della sua esistenza, al massimo la si può attraversare possibilmente salendo su una giostra per soffrire il meno possibile. Il nichilismo gaio di cui parlava Augusto Del Noce, che include in sé la pratica sessuale che non è più intesa e pensata e vissuta come un rapporto con un tu, con un altro/a, ma è il rapporto dell’io con le sue follie, immaginazioni. L’altro non è neppure più l’inferno di cui parlava Sartre. Com’è noto infatti l’inferno non esiste, e così neppure l’altro esiste…

Questo nichilismo europeo è fratello gemello, nemico ma specchiatamente identico al nichilismo islamista. Anche per il seguace del califfo, o del simil-Maometto fatto sorbire ai suoi seguaci, l’altro, in questo caso l’altra, non esiste, è una prostituta, un niente, uno schifo, pattumiera, non c’è, va purificato dalla violenza in vista del paradiso che non è adesso, ma è dopo questa vita senza altro senso che il sottomettere e l’essere sottomessi. Così Colonia può essere letta sia come atto terroristico sia come prova di integrazione nel nichilismo europeo.

Le domande che dobbiamo porci
Di chi è la colpa? Che fare? Boris non lo sa. Solzenicyn più perentoriamente rispondeva che queste due domande leniniste sono atee in sé. La domanda vera è: chi siamo? Che desiderio abbiamo? Che cosa aspettiamo?

Deportare gli immigrati che avrebbero in sé, se islamici, questa ineluttabile propensione malvagia? Se ha ragione la figlia di Boris dovremmo deportare noi stessi.

Si tratta solo e soltanto di mendicare qualcosa di eccezionale, qualcosa che basti per vivere nella pace (certezza + pienezza), e fa niente se la tradizione si è inaridita nel deserto. Come scrisse san Giovanni Paolo II, anche nel deserto però l’uomo non può fare a meno di desiderare: «Il senso religioso dell’uomo non dipende in sé dalla sua volontà, ma è iniziativa di Chi l’ha creato». Boris ha due speranze, che in realtà è una sola: 1) che i potenziali o attuali terroristi islamici e i potenziali o attuali nichilisti europei incontrino e siano feriti dalla bellezza di una testimonianza, di un incontro, di una parola; 2) che lo Spirito soffi, e soffi presto e forte, che qui non se ne può più.

Foto Ansa

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