«Col disconoscimento dei figli in provetta, si apre alla pratica dell’utero in affitto»

Eugenia Roccella parla a tempi.it in merito all’approvazione dell’emendamento che permette il disconoscimento dei concepiti via pma: «Si aprono di nuovo le porte al mercato surrettizio dell’utero».

Ieri la commissione Affari sociali della camera ha dato il via libera a una modifica della legge 40 sulla procreazione assistita (pma). Le madri che hanno avuto un figlio in provetta potranno decidere di non riconoscerlo al momento della nascita. Il disegno di legge rischia di minare i diritti fondamentali del bambino e di aprire la strada all’affitto dell’utero. Tempi.it ne discute con Eugenia Roccella, deputata del Pdl.

Come si è svolta la votazione in Commissione?
La dinamica è stata molto particolare. Sembrava un blitz. L’aula è stata cambiata più volte, la seduta rimandata. Erano presenti pochissimi membri della commissione Affari sociali. Io ero malata. La seduta verteva sull’approvazione di alcuni emendamenti riguardante il parto in anonimato, su cui eravamo tutti abbastanza d’accordo. Il dipietrista Antonio Palagiano, primo firmatario dell’emendamento per il disconoscimento dei bimbi concepiti per Pma, non era neanche presente in aula. L’emendamento sarebbe dovuto decadere, in parte per mancanza del fautore, in parte perché diverso da ciò che si doveva discutere. Ma il presidente della commissione Giuseppe Palumbo, del Pdl, lo ha fatto suo, garantendo la votazione – parziale, poiché mancavano tantissimi membri della commissione – della proposta. E adesso anche alcuni del Pdl fanno ammenda.

Come giudica l’emendamento?
Entrando nel merito, si volevano parificare i diritti tra chi ha figli naturalmente e chi attraverso la pma, benché, secondo l’ordine del giorno, si dovesse parlare del parto in anonimato, ben altra cosa. Comunque, chi ricorre alla pma segue procedure lunghe e faticose per arrivare al risultato sperato. I bambini sono, conseguentemente, molto desiderati, generando una situazione diversa da chi, concependo “accidentalmente”, non ha intenzione di farsi carico del bambino. Il senso di responsabilità per chi decide di ricorrere alla pma è di peso ben maggiore di chi concepisce naturalmente. Nel secondo caso, infatti, il parto in anonimato tutela sia la donna sia il bambino, creando una strada alternativa all’aborto.

Quali problemi si spalancano?
Anzitutto, con una modifica del genere si facilita l’affitto dell’utero. Ci pensi: una coppia vuole avere un bambino, affitta l’utero di una donna – chiaramente in via celata –, lei concepisce attraverso la pma e, al momento del parto, disconosce il figlio, lasciando al padre ogni responsabilità. Si aggira così il divieto di fecondazione eterologa e si dà spazio a forme surrettizie di mercato del corpo. Poi, c’è un altro problema che motiva la necessità di rivedere questo emendamento. Se il bambino ottenuto mediante la pma risultasse portatore di handicap, cosa si fa? Non lo si riconosce. Così i diritti del figlio disabile non sono garantiti. Ci sono troppe questioni ancora aperte. Per questo il provvedimento ritornerà in aula, sarà ridiscusso e corretto fino alla legittimazione definitiva.