Cl non prende tangenti. E abbraccia anche i nostri (presunti) errori

Parlare di Comunione e Liberazione come di un partito qualsiasi e gettarle addosso discredito è segno di un clima di menzogna.

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Anticipiamo l’editoriale chiuso in redazione ieri sera alle 18.00 e che apparirà sul prossimo numero di Tempi, in edicola da giovedì 3 maggio.

 

Sono di Cl e la mia esperienza mi autorizza a testimoniare contro chiunque sostenga che Comunione e Liberazione ha preso “tangenti”, come invece è stato riportato dai giornali nel modo più vago e scorretto ci sia di riportare le notizie circa le indagini che riguardano Finmeccanica. Se c’è qualcosa di impossibile, di letteralmente impossibile, è che il movimento di don Luigi Giussani in quanto tale, in quanto realtà strutturata e organizzata, abbia a che vedere col sistema dei finanziamenti illeciti.

 

Si intenda, come insegna la dottrina cristiana, il peccato originale ce l’abbiamo tutti. In ciò gli aderenti a Cl non sono diversi da nessuno. Anch’essi sono uomini e donne che possono sbagliare, anche gravemente, essendo eventualmente chiamati a rispondere dei propri atti anche davanti ai tribunali. Ma non esiste in Cl la connivenza e la copertura di comportamenti illegali. Né, tantomeno, come qualcuno ha sibilato, la giustificazione di mezzi cattivi per raggiungere finalità buone. Perciò, una cosa è ricordare la lezione giussaniana a «non sentirsi mai tranquilli» e, anzi, ad avere chiara coscienza dei propri limiti (che è il fondamento stesso da cui origina l’avventura del movimento e che se fosse stata educazione di massa avrebbe evitato all’Italia quello spirito collettivo di rivalsa, manomissione della legge e spirale di autodistruzione). Un’altra è insinuare (e auspicare) che, siccome ci sono persone di Cl indagate, siccome Roberto Formigoni ha amici in prigione, allora don Giussani è stato tradito, il movimento è diviso tra buoni e cattivi, l’attuale leadership farebbe bene a “fare pulizia” al suo interno e a riportare il movimento in una dimensione più privata della fede religiosa. Rinnegare gli amici perché hanno sbagliato, magari anche gravemente, è impossibile per un cristiano. Anche Giussani era consapevole dei “tanti nostri errori”. Anche lui, con Malraux, sapeva che non c’è ideale per il quale ci si sacrifichi in cui non si veda emergere anche la nostra personale menzogna. Ma parlare di Cl come di un partito qualsiasi e gettarle addosso un discredito generico, questo è segno del clima di menzogna imperante.

 

Negli anni Settanta, mentre nelle scuole e nelle università italiane i giovani di Comunione e Liberazione contribuivano a salvare la democrazia al prezzo di essere perseguitati nella generale connivenza dei grandi organi di informazione, i grandi organi di informazione scrivevano che i giovani di Cl erano integralisti e pagati dalla Cia. Adesso, quegli stessi che ieri non avrebbero esitato a eliminare fisicamente chi la pensava diversamente da loro, dall’alto del benessere e del potere che hanno raggiunto offrono lezioni di legalità infamando chiunque non condivida la loro nuova presunzione ideologica e conformistica. C’è da augurarsi che i ciellini tengano duro. E poiché, come sapeva Pier Paolo Pasolini, «solo amare, conoscere conta, non l’aver amato, non l’aver conosciuto», durino bergsonianamente nel vivere non la dottrina ma l’umanità di don Giussani.

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