Cirinnà 2, una vera presa in giro. Pronti ad una nuova mobilitazione

«Dietro la maschera della “formazione sociale specifica” non c’è altro che il riconoscimento del matrimonio/famiglia fra persone di pari sesso». Non escluso il ricorso al referendum

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Pubblichiamo il comunicato del Comitato difendiamo i nostri figli – «La presentazione di un nuovo testo Cirinnà 2 sulle unioni civili è un vero colpo di mano del PD per scavalcare il lavoro della Commissione Giustizia, violando di fatto la volontà di milioni di italiani che chiedono una ponderata discussione su un tema così delicato. È iniquo che proprio da un partito che si definisce “democratico” vengano violate le più elementari regole democratiche» dichiara Massimo Gandolfini, presidente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli.

Il nuovo testo non fa che riprodurre tutte le ingiustizie del precedente: adozione e pensione di reversibilità per coppie di pari sesso. Dietro la maschera della “formazione sociale specifica” non c’è altro che il riconoscimento del matrimonio/famiglia fra persone di pari sesso.

«Una vera presa in giro del sentimento degli italiani che, anche nelle statistiche più recenti, dichiarano che i bambini non si toccano nel loro diritto ad avere una mamma ed un papà. Per questo non resteremo con le mani in mano: ci muoviamo verso una nuova grande manifestazione nazionale, in cui indicheremo con chiarezza agli italiani quali sono le forze politiche che difendono concretamente le nostre famiglie, e quali invece le attaccano fin dalle radici, riempiendosi la bocca solo di slogan bugiardi. Basti pensare alle centinaia di milioni di euro indirizzati alle unioni civili piuttosto che al milione e mezzo di famiglie italiane che vivono sotto la soglia di povertà!».

«Se sarà necessario, non escludiamo il ricorso allo strumento della raccolta firme per un referendum abrogativo di questa legge ideologica ed iniqua. Una buona legge protegge i bambini e le famiglie, e riconosce diritti civili alle persone conviventi di pari sesso, evitando ingiuste confusioni», conclude Gandolfini.

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