La Cina vuole sostituire Carrie Lam. A Hong Kong comanda Pechino

La notizia è stata diffusa a poche ore dal ritiro ufficiale della legge sull’estradizione che ha innescato quattro mesi di proteste. E conferma i timori della popolazione: è il regime che decide il destino della città autonoma

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La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha ufficialmente ritirato la legge sull’estradizione, che ha innescato quattro mesi di proteste. La notizia arriva insieme a un’altra, diffusa dal Financial Times, secondo cui la Cina starebbe pensando di sostituire Lam con un presidente ad interim per placare le manifestazioni.

«CINQUE RICHIESTE, NON UNA DI MENO»

Secondo la Bbc, la legge è stata ufficialmente cancellata ma le proteste difficilmente si fermeranno. Lo slogan del movimento democratico «cinque richieste, non una di meno» insiste sulla necessità, da parte del governo della città, di esaudire anche le altre quattro: ritrattare la definizione delle manifestazioni come «sommosse», liberare tutte le persone arrestate, aprire un’indagine indipendente sulle violenze della polizia e concedere ai cittadini il suffragio universale per eleggere i propri leader.

Pechino guarda con crescente preoccupazione alla pessima gestione delle proteste da parte di Lam, che in un audio registrato di nascosto ha dichiarato di avere le mani legate proprio dal Partito comunista cinese, e sta pensando di rimuoverla. Al suo posto, come governatore “ad interim”, potrebbe essere nominato Norman Chan, ex presidente dell’Autorità monetaria di Hong Kong, oppure Henry Tang, già ministro delle Finanze del Territorio. La rivelazione del Financial Times non fa che dimostrare perché i cittadini di Hong Kong protestano: nonostante la città sia autonoma secondo il modello “un paese, due sistemi” fino al 2047, di fatto è il regime che decide chi comanda e chi deve essere “eletto” alla guida della città.

LA POLIZIA DI HONG KONG SI ADDESTRA NEL XINJIANG

Alla luce delle violenze senza precedenti compiute dalla polizia di Hong Kong contro i manifestanti, assume valore particolare la notizia rivelata dal South China Morning Post a riguardo dell’addestramento che la divisione locale della polizia antiterrorismo ha ricevuto nella provincia cinese del Xinjiang. Qui è in atto contro la popolazione musulmana di etnia uigura una campagna di repressione senza precedenti, quasi 2 milioni di persone sono state incarcerate senza processo per essere “rieducate” politicamente.

La forza antiterrorismo di Hong Kong è andata in Xinjiang in missione alla fine del 2018 per imparare le tattiche usate dalla polizia cinese per contrastare il “terrorismo”. Il governo di Hong Kong dichiarò che la visita non significava l’approvazione delle misure utilizzate da Pechino per privare gli uiguri delle libertà civili, ma quanto successo negli ultimi quattro mesi a Hong Kong fa dubitare di quelle parole.

Foto Ansa