Cina. Arrestati 45 giornalisti: «Il partito vi schiaccerà come formiche»

I reporter facevano parte della rete di “Bitter Winter” e hanno filmato per primi i campi di rieducazione attraverso il lavoro dove sono stati rinchiusi un milione di musulmani uiguri nell’ultimo anno

«Se il partito comunista decide di ucciderti, sarebbe come schiacciare una formica». Così funzionari del regime cinese hanno minacciato un giornalista legato al magazine Bitter Winter. Quarantacinque reporter legati al magazine sono stati arrestati negli ultimi tre mesi per aver diffuso notizie, video e foto sulla violazione della libertà religiosa in Cina e sulla persecuzione di cristiani e musulmani.

GIORNALISTI ARRESTATI

Alcuni giornalisti sono stati classificati come “prigionieri A”, cioè i più pericolosi, a testimoniare quanto sia considerato delicato il tema dal governo. Tra i professionisti arrestati, anche l’uomo che ha filmato per la prima volta l’interno dei campi di rieducazione attraverso il lavoro nei quali nell’ultimo anno sono stati rinchiusi almeno un milione di musulmani di etnia uigura nel Xinjiang. Il governo ha sempre negato che si tratti di prigioni, ma i filmati e le testimonianze non lasciano dubbi.

Anche per questo i giornalisti sarebbero stati accusati di tentata «sovversione del potere statale e spionaggio». Come dichiarato da uno dei reporter di Bitter Winter, «fare questo lavoro è molto pericoloso in Cina, ma dobbiamo far conoscere al mondo il modo in cui il partito comunista cinese perseguita le religioni e abusa dei diritti umani. Dovrebbero essere condannati e fermati».

MEDICI POLIZIOTTI

Da quando sono stati approvati nuovi regolamenti a febbraio, la vita delle religioni è diventata molto difficile in Cina. La persecuzione si espande a tutti i livelli. Se i giovani non possono più andare in chiesa né a catechismo, le scuole chiedono agli alunni se credono in una qualche religione, per denunciare i genitori. Allo stesso modo, riporta Bitter Winter, le stesse domande vengono poste ai pazienti anche dai medici. Come dichiarato da un dottore dello Shaanxi, «se non interroghiamo i pazienti sulla loro appartenenza religiosa, rischiamo di essere licenziati. Oltre che medici, adesso dobbiamo anche fare il lavoro dei poliziotti».