Ci siamo “liberati” della verità per diventare schiavi dell’Opinione, della Moda, della Convenienza

Se lei, ragazza bellissima e terribile come tutte le grandi bellezze, non c’è, allora la vita non è commozione ma solitudine e sopraffazione del potere

degas-assenzio-wikimediaQuesto articolo, tratto dal numero di Tempi in edicola, fa parte della serie “Ragione Verità Amicizia”, il manifesto dei nostri vent’anni e della Fondazione Tempi (una proposta che si può sottoscrivere in questa pagina).

La verità è la più bella ragazza del mondo. Chi ne nega l’esistenza o, peggio, chi la traveste da vecchia babbiona con le gonnone ottocentesche della propria retorica non sa nulla di lei. Della sua occhiata. Del suo passo. Chi la nega o chi la maschera ha dei problemi con lei. Si sente minacciato da quella bellezza. Complessati, in genere. O deturpatori sistematici. Vandali, sia pure in giacca e cravatta (e cattedra). Pensavano che fosse lei a bloccarci, pensavano che fosse la verità, che fosse lei a paralizzare il pensiero. Ma solo perché non conoscevano cosa è un pensiero innamorato. Cioè un pensiero appassionato. Teso, come lo sono i ragazzi innamorati. Avevano pensieri chiamati deboli, disamorati, pensieri ricaduti su se stessi. Pensieri fortissimi, in realtà, come mazze dentate. Pensieri narcisisti. Mentre una sola sua occhiata vale più di tutte le costruzioni filosofiche di un uomo o di un’epoca che la cerca. E anche di un’epoca, la nostra, che la nega.

Un’epoca senza passione per la verità ha generato passioni tristi e uomini soli. Solo la tensione a qualcosa percepito come vero, infatti, mette gli uomini insieme e anima le passioni. La scomparsa del problema stesso della verità non ha cancellato nessuno degli altri problemi esistenti, anzi li ha resi più gravi, più arruffati. Più disperanti. Speravano, quegli sciocchi, che negando la sua esistenza si appianassero i problemi, si unissero di più le persone. Dicevano: lei non c’è, lei non conta. Ma cacciando l’immagine di lei, i segni che rimandavano alla sua delicata e potente figura, si sono ispessiti altri fantasmi. Si sono accampate più torve le immagini di altre presenze. Altissimi totem si sono alzati per nascondere la nostalgia di una sua sola occhiata. Liberandosi della verità si sono resi schiavi della Opinione del più forte, della Moda, e della Convenienza. Gli spettri che circondano l’uomo solo.

ragione-verita-amiciziaE hanno cominciato a immaginare leggi a misura, ad singolam personam, per una persona sola impaurita, rattrappita, costretta ora a trattare con lo Stato come nascere, come morire. Hanno finito per immaginare leggi a misura per una persona in preda a passioni tristi, senza nessuno accanto, nascente e morente nel vuoto, al capezzale o alla sua culla solo lo Stato, la Legge di cui fidarsi. Non hanno creato un uomo più libero. Ma più solo. Perché la libertà esiste solo in rapporto alla verità. E l’amicizia vera, un popolo, esistono solo nella ricerca di una occhiata, pur solo un’occhiata di lei. Libertà esiste solo se è libertà di fare di tutto per conoscere quella ragazza, per conquistarla. E libertà semmai di sfuggire, di nascondersi al suo sguardo. Perché lei, come la bellezza, umilia in un certo senso i suoi spasimanti. I suoi corteggiatori. È sempre di più di quanto loro immaginavano di lei.

La contrapposizione al potere
Ma se lei non esiste, si è liberi per cosa? E liberi di essere se stessi in rapporto a cosa? E infine, al limite, liberi di rifiutare cosa? Cose secondarie. Liberi di cercare o di non accettare il consenso, l’opinione generale, l’interesse. Ma, appunto, per quale motivo, se non per la verità stessa? Il motivo di tutto, se non è la ricerca di quella occhiata nel bosco, nella metropoli, è solo il potere. La contrapposizione è solo in nome del potere. Dell’individuo contro lo Stato, contro i controllori della società, o contro la maggioranza (indovina chi vince?). E ogni azione è in nome del mio potere contro il tuo. Se lei, ragazza bellissima e terribile come tutte le grandi bellezze, non c’è, allora della nostra vita non farà pasto la commozione, non il magone, non l’ammirazione ma la sopraffazione, l’esaurimento di forze. Perché il suo volto di ragazza sfugge ma anche si offre, si fa inseguire ma anche si ferma dietro l’angolo e ti sorprende. Si fa inseguire dalla nostra libertà e si rende disponibile alla nostra libertà. E davvero ognuno è libero di cercarla, sperduto in una foresta amazzonica, o in cima a un grattacielo a Dubai. Perché lei vuole essere corteggiata da noi come siamo, liberi e nati dentro il contesto in cui siamo.

Mentre il potere vuole renderci tutti previsti e prevedibili da lui anche se ciancia sempre di diversità. Ci ossessiona con sondaggi, fa crollare la nostra fiducia, spegne il nostro cuore, il nostro rischio, il nostro sesso, la nostra fiducia, il nostro pensiero. Ci fa sperare solo nella fortuna. Nel buco di culo. Perché un’epoca che nega la verità divide tutti in fortunati e sfortunati. In sottomessi e dominatori, anche tra gli amanti. In riusciti e sfigati. Mentre lei, la ragazza che si chiama verità, bacia anche i malriusciti, i malvissuti, i non considerati. I non fortunati. Quelli che almeno per un istante sono stati liberi di riconoscerla e di dirle con gli occhi pieni di lacrime e di luce: sei qui… Persino quelli come me.