«Ci mettono alla gogna». Bagnasco contro la dittatura del pensiero unico europeo sulla vita

Tosta intervista del cardinale dopo le parole di papa Francesco. «Ovunque, in tutta Europa, è minata la famiglia fondata sul matrimonio»

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Ieri papa Francesco ha pronunciato un importante discorso davanti ai membri del Comitato congiunto del Consiglio delle Conferenze episcopali cattoliche europee (Ccee) e della Conferenza delle Chiese europee (Cec). Il Pontefice ha richiamato tutti a porre attenzione alle «legislazioni che finiscono con l’impedire ai cittadini di esprimere liberamente le proprie convinzioni religiose».
L’agenzia Sir ha intervistato il cardinale e presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco che, riprendendo le parole di Bergoglio, ha sottolineato il rischio che «l’Europa nel suo insieme non difenda abbastanza e fino in fondo la libertà religiosa ma agisca attraverso delle legislazioni che, fintamente tolleranti, poi diventano intolleranti verso la religione e, in particolare, la religione cristiana». E’ nel Vecchio Continente che si sta imponendo un tipo di società «dove tutto è possibile, tutto e il contrario di tutto. In un contesto così, la persona non è più libera ma diventerà sempre più schiava della propria solitudine, del proprio isolamento».

DITTATURA PENSIERO UNICO. Per Bagnasco esiste innanzitutto una “dittatura del pensiero unico” che «si esprime e si rivela nel cosiddetto “politicamente corretto”’. Per cui se uno dice o non dice determinate cose che invisibilmente sono codificate dal pensiero dominante, viene messo alla gogna. Questa è una forma di persecuzione. Bisogna essere liberi, assolutamente liberi, rispettosamente liberi da quelli che sono i luoghi comuni e poter quindi dire certe cose e non dirne altre con libertà e direi anche biblicamente con parresia, cioè con il desiderio di aiutare la costruzione di una umanità migliore. Si tratta di dire le verità che per noi cristiani hanno la loro radice fondamentale e la loro perfezione in Gesù Cristo, ma non per questo sono confessionali».

L’EUROPA CONTRO LA VITA. E tutto ciò avviene in particolar modo quando i cristiani parlano o difendono «i valori della vita. Pensiamo, per esempio, alle leggi sull’eutanasia nelle sue diverse forme. Pensiamo alle leggi sull’aborto che è discusso in sede europea come possibile diritto fondamentale e che verrebbe quindi ad annullare la possibilità dell’obiezione di coscienza. Sarebbe una cosa gravissima. Pensiamo ancora alla discussione in sede europea circa il cosiddetto aborto post-partum, che è un infanticidio. Pensiamo al disfacimento e all’indebolimento dell’istituto familiare. Ovunque, in tutta Europa, è minata la famiglia fondata sul matrimonio religioso – per i cristiani e i credenti – o civile, che è la prima scuola di civiltà, di socialità, grembo naturale della vita. Pensiamo all’utero in affitto che è una cosa aberrante perché si sfruttano donne che per necessità affittano il loro corpo. È una cosa indegna per una civiltà, assolutamente indegna che viene invece contrabbandata quasi come un atto di benevolenza e di carità. Bisogna dire tranquillamente che è un’ipocrisia. E oltre tutto, è una possibilità solo per i ricchi, perché soltanto i ricchi possono affittare a caro prezzo un povero corpo di una donna».

Foto Ansa