Cos’è la Chiesa, quell’“entità etnica sui generis” che rivela Gesù Cristo, il liberatore

Nei minuti in cui il Papa ha voluto riconoscere l’opera di un uomo fuori da ogni logica come Aldo Trento, si vede cos’è la Chiesa, e come resiste all’appiattimento

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padre-aldo-trento-papa-francescoPubblichiamo l’editoriale di Luigi Amicone contenuto nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Cos’è la Chiesa tutte le volte che, manifestandosi con particolare clamore e visibilità la sua realtà di “entità etnica sui generis” – come la definì Paolo VI –, si offre al giudizio dei sapienti e del volgo indottrinato dai sapienti? Particolarmente oggi, in un mondo che la globalizzazione tende a ridurre a piatta uniformità di consumi, la Chiesa è considerata una istituzione fuori dal tempo, che deve emendarsi e adattarsi al secolo.

Le prediche dell’imperatore Obama e la “bibbia” New York Times sono le basi dello spartito su cui improvvisano le loro musichette i facitori di questa “opinione comune”. Non stupisce, ad esempio, leggere su La Nación, il principale quotidiano del Paraguay, cose che all’indomani del viaggio papale in America Latina potremmo leggere su qualunque giornale europeo o nordamericano. «Francesco ha il pesantissimo compito di accelerare l’adattamento della Chiesa ai cambiamenti enormi in cui il processo di globalizzazione ha condotto le società occidentalizzate. La Chiesa, come tutte le strutture del passato che sono sopravvissute soffre i cambiamenti. Il costo di non assecondare i cambiamenti culturali e sociali è la perdita di presenza, di influenza e la sparizione pura e dura».

Ma ecco, in quei cinque minuti in cui papa Francesco ha voluto riconoscere l’opera di un uomo assolutamente fuori da ogni logica di “cambiamento” (chiama “infermi” gli Lgbt), si vede invece cos’è la Chiesa, e come essa resiste all’appiattimento: Chiesa è l’uomo raggiunto da Cristo, perciò è uomo d’azione, iniziativa e compagnia di libertà per tutto il popolo. Ce lo insegna la vita di uomini come il cardinale Giacomo Biffi. Ed è quello che colpisce in padre Aldo: una volontà affettiva tesa a rendere la fede coscienza critica e sistematica della realtà. Cioè cultura. Opera.

Dal giorno che arrivò in Paraguay egli non si occupò di accoglienza dei poveri e dei bambini abbandonati. Come da mandato di don Giussani, padre Aldo non fece altro che imparare dagli avi missionari e compromettersi con il paraguaiano presente affinché scoprisse da dove veniva il suo battesimo di dignità e di liberazione dagli dei assassini che erano stati padroni dei suoi antenati nel regno della bestialità e della paura. Le opere di carità vennero dopo, «per miracolo» non si stanca mai di ripetere padre Aldo. «Io non ho fatto niente, è un Altro che fa», dentro un mondo (ecco il “cambiamento”) di nuovi idoli padroni e divinità assassine.

Oggi papa Francesco parla delle “reducciones” come «una delle più interessanti esperienze di evangelizzazione e di organizzazione sociale della storia». E pensare che già nel 2009, proprio grazie alla tenacia di don Aldo, Parlamento e Presidenza della Repubblica del Paraguay dichiararono le “riduzioni” gesuitiche patrimonio inalienabile della nazione. Chi è dunque il protagonista della storia? Il conformista o l’“entità etnica sui generis”, liberatrice dell’uomo da qualunque potere percuota la storia?

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