Chiamatemi Francesco. Questo Bergoglio non è un santino

La vita del giovane gesuita Bergoglio negli anni della dittatura argentina nel film di Daniele Lucchetti

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Il rischio era quello del santino o, peggio, quello dell’eroe laico che lotta contro la Chiesa. Invece Daniele Luchetti realizza un film equilibrato che ha solo il difetto di saltare qualche passaggio di troppo. Bergoglio, interpretato dal bravo Rodrigo de La Serna, è innanzitutto un uomo, la cui vita è illuminata dall’incontro con Cristo (notevole la sequenza della vocazione, raccontata come un vero e proprio incontro con il Padre).

Obbediente alla Chiesa, soprattutto nei momenti più difficili, negli anni della dittatura di Videla quando il rischio era da un lato abbracciare la lotta armata clandestina, dall’altro essere muti complici del regime. Al Bergoglio di Luchetti non mancano asprezze caratteriali ma è anche dominato dalla passione per l’uomo e dall’amore per la vita. Lo racconta un film fatto di tanti piccoli grandi incontri fondamentali (su tutti quello con il giudice) per la crescita umana e spirituale del futuro Papa.

Foto Ansa


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