Chi tiene alta la bandiera del Made in Italy? L’Italia no, e le imprese ora puntano su Russia e Ucraina

Una giornata di incontro con investitori dell’Est serve alle nostre imprese più di quanto i governi siano riusciti a fare finora

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Russia e Ucraina, una eldorado ancora non pienamente sfruttata dalle aziende del legno e dell’arredo. Se è vero, infatti, che l’export della Lombardia, vera e propria culla del mobile, verso i due paesi ha raggiunto quest’anno quasi gli 85 milioni di euro in soli sei mesi, con circa 70 milioni verso la Russia (+12,4 per cento) e 15 milioni verso l’Ucraina (+1 per cento), ciò non significa che tutte le possibilità offerte da Mosca e Kiev siano già state interamente colte.

VERSO EST. Come si evince dalla tabella qui sotto, infatti, l’export lombardo nel settore mobili verso la Russia e l’Ucraina rappresenta circa un quarto del totale italiano, ma i margini per crescere ci sono ancora. Protagoniste tra le province, finora, sono state Como con 28,7 milioni verso la Russia (+10,4 per cento) e 8,2 milioni verso l’Ucraina (+34,1 per cento) e Monza e Brianza (21,3 milioni verso la Russia e 4,18 milioni verso l’Ucraina). In forte crescita Varese. Ma la terra da arare e seminare nelle steppe dell’Est per i mobilifici e le altre aziende lombarde e di tutta Italia è ancora molta.

RUSSIA, TERRA DI OPPORTUNITÀ. Le potenzialità offerte dal mercato dell’Est all’Italia sono ben note in Federlegno, che per questo ha appena organizzato una due giorni a Desenzano del Garda (Bs) per far incontrare oltre 130 imprenditori del legno-arredo suoi associati con i buyer russi e ucraini. L’iniziativa è stata promossa in partecipazione con Unicredit, Ice-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e Promos, l’azienda speciale per le attività internazionali della Camera di commercio di Milano, in collaborazione con Dhl Express.

PROPOSTE CONCRETE. Tra le imprese presenti c’era Living Divani di Anzano del Parco (Co), che da oltre quarant’anni è specializzata nella realizzazione di divani di design rigorosamente Made in Italy e che vende un po’ in tutto il mondo, tanto che ormai l’85 per cento del suo fatturato è realizzato grazie all’export, pur mantenendo salda la sua posizione nel mercato italiano, che però è duramente provato dalla crisi. L’evento organizzato da Federlegno, spiega Francesca Citterio, export area manager in Living, è stato «molto interessante e ben organizzato, perché è stata curata la selezione degli investitori e buyer russi, sia per quanto riguarda la composizione sia il potere d’acquisto. C’erano showroom, architetti e interior designer e per noi, che nel mercato russo siamo presenti ma non ancora in maniera così forte, è stato utilissimo». Tanto che «siamo tornati a casa con un paio di proposte concrete sulla base di progetti che ora toccherà a noi saper sviluppare».

MA LO STATO DOV’È? Un’esperienza indubbiamente positiva, insomma, secondo Citterio, che osserva, tuttavia, come sarebbe bello che anche il governo e le istituzioni qui in Italia si impegnassero di più per «supportare il Made in Italy». Perché purtroppo oggi non è così. Oltre alle «tasse» e alla «burocrazia», infatti, che già rappresentano un «problema innegabile» in termini di competitività per le nostre aziende con le altre nazioni, sempre nuove «barriere vengono innalzate» di fronte a chi vuole fare impresa. «Ciononostante noi non abbiamo delocalizzato, perché non intendiamo rinunciare alla qualificata manodopera italiana (50 dipendenti nello stabilimento comasco) che caratterizza i nostri prodotti artigianali», che tanto piacciono alla clientela russa, puntualizza Citterio. E aggiunge: «Siamo recentemente stati a Tokio a un incontro con un nostro partner giapponese; c’era anche la nostra ambasciata», ma l’iniziativa è stata organizzata dal nostro partner e non dall’ambasciata. «Sarebbe bello che si facesse qualcosa per tenere alta la bandiera del Made in Italy».

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