Chi ha bisogno del Mes e dei fondi europei?

Il Mes non è uno strumento di aiuto, bensì di controllo affidato a funzionari il cui compito è quello di tutelare gli interessi del creditore.

Non c’è carenza di liquidità

Con il Comunicato Stampa n. 272 del 4 dicembre scorso il ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso noto che «in considerazione dell’ampia disponibilità di cassa e delle ridotte esigenze di finanziamento, il giorno 10 dicembre 2020 si terranno esclusivamente le aste di titoli con scadenza a 3 e 7 anni, mentre le aste di titoli con scadenza superiore a 10 anni previste per lo stesso giorno non avranno luogo».

Al 31 ottobre scorso le “Disponibilità del Tesoro per il servizio di tesoreria” ammontavano a circa 60 miliardi di euro. Dunque il Tesoro ha ampie risorse di denaro disponibile sul suo conto corrente presso la Banca d’Italia, così come si è verificato costantemente nei mesi precedenti.

Perché ci sono ancora partiti politici nella maggioranza come nella opposizione che si ostinano a chiedere il ricorso urgente alla linea di credito speciale (fino ad un massimo di 36 miliardi) istituita nel quadro delle attività del Mes per far fronte alle spese sanitarie derivate dall’emergenza? Se il Tesoro rinuncia alle emissioni programmate di Btp decennali a tassi di interesse oggi stimati inferiori allo 0,60%, il governo non ha scuse per giustificare la sua incapacità di organizzare adeguati interventi per l’affronto dell’emergenza sanitaria e il necessario miglioramento del Sistema Sanitario Nazionale (che costa attualmente circa 120 miliardi l’anno). Con 60 miliardi in cassa non manca il denaro per far fronte ad un incremento ulteriore e immediato della spesa sanitaria corrente e degli investimenti, ove si dimostrasse necessario, in aggiunta a quanto già fatto nei mesi scorsi.

Altresì ci sono già le risorse finanziarie o si potrebbero ottenere (emettendo i titoli del debito pubblico di cui si cancellano invece le emissioni), per iniziare una sana politica di investimenti pubblici in infrastrutture, senza aspettare l’arrivo dei fondi di Next Generation Eu (per il 2021 si prevede l’assegnazione di circa una ventina di miliardi di euro).

Ovviamente, la possibilità di collocare mensilmente fra i 30 e i 40 miliardi di titoli del debito pubblico a bassi tassi di interesse è dovuto all’adozione da parte della Bce di misure straordinarie per fornire, tramite l’Eurosistema finanziario, il flusso di liquidità necessaria al sistema delle imprese e delle pubbliche amministrazioni nell’area euro. Ciò avviene attraverso la gestione, tra l’altro, del programma temporaneo di acquisto di titoli del settore privato e pubblico denominato “Programma di acquisto per l’emergenza pandemica” (Pandemic Emergency Purchase Programme, Pepp), con una dotazione finanziaria complessiva di 1.350 miliardi di euro, destinata ad essere ulteriormente ampliata a breve.

Recentemente si erano dichiarati favorevoli ad un totale ripensamento del Meccanismo il presidente dell’Europarlamento Davide Sassoli e l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta, preceduti dalle autorevoli dichiarazioni di due think tanks di Berlino, dei quali uno fa capo al Jaques Delors Centre. Avevano auspicato che il Meccanismo fosse ricondotto all’interno della Unione Europea, invece di rimanere una banca indipendente di supporto. Proposta similare, formulata dalla Commissione Europea nel 2017, non trovò allora l’appoggio di tutti i paesi membri.

La proposta di riforma, in sintesi, prevede il sostegno del Mes al Fondo di risoluzione unico, una procedura semplificata per l’attivazione della linea di credito condizionale precauzionale, alcune innovazioni nel riparto di competenze fra i soggetti chiamati a garantire l’attuazione del Trattato, anche con riferimento alla valutazione della situazione macroeconomica e finanziaria degli Stati membri, nonché l’introduzione delle clausole d’azione collettiva con approvazione a maggioranza unica per i titoli di Stato della zona euro di nuova emissione con scadenza superiore a un anno.

Il dispositivo di sostegno al Fondo di risoluzione unico

Il Mes sarebbe chiamato a fornire un sostegno (backstop) al Fondo di risoluzione unico (Single Resolution Board, SRF), sotto forma di linea di credito rotativo.

Il Fondo di risoluzione unico è uno strumento di finanziamento dei programmi di risoluzione delle crisi degli istituti di credito. È alimentato dai contributi di tali istituzioni e dovrebbe raggiungere, a regime (2023), una capienza di 60 miliardi di euro, in grado di coprire l’1% dei depositi dell’eurozona. Se le risorse del Fondo fossero esaurite e/o il suo Consiglio non fosse in grado di prenderle a prestito a condizioni accettabili, il Mes potrebbe provvedere un “paracadute” di ultima istanza e prestare al Fondo le risorse necessarie per finanziare una soluzione di una crisi bancaria fino al limite di € 68 miliardi. Il Mes potrebbe prendere una decisione a maggioranza qualificata (85% dei voti), qualora la Commissione europea e la Bce concludessero che esiste una minaccia alla sostenibilità economica e finanziaria dell’eurozona. Il backstop potrebbe anche provvedere alla ricapitalizzazione diretta delle istituzioni finanziarie. 

La riforma delle linee di credito soggette a rigorose condizioni: un’occasione mancata! 

Gli articoli 3 e 12 del Trattato stabiliscono che obiettivo del Mes è quello di salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso e dei suoi Stati membri. A tal fine, il Meccanismo può intervenire per fornire un sostegno alla stabilità dei Paesi aderenti che si trovino in gravi difficoltà finanziarie o ne siano minacciati, sulla base di condizioni comunque rigorose, commisurate allo specifico strumento di sostegno utilizzato. Sono previste (articolo 14 del Trattato) due tipi di assistenza finanziaria precauzionale a uno Stato membro: 1) linea di credito condizionale precauzionale; 2) linea di credito soggetta a condizioni rafforzate. 

La linea di credito precauzionale (Pccl), è accessibile per i Paesi aderenti caratterizzati da una situazione economica e finanziaria ancora fondamentalmente solida. I criteri di ammissibilità fanno riferimento al rispetto degli impegni derivanti dal Patto di stabilità e crescita e dalla Procedura per gli squilibri macroeconomici eccessivi, alla generale sostenibilità del debito e della posizione verso l’estero, alla capacità di accesso ai mercati finanziari e all’assenza di problemi di solvibilità bancaria con potenziali ricadute sistemiche.

I criteri da osservare sulla base dell’allegato III al testo di riforma del trattato sono i seguenti: 

“a) rispetto dei parametri quantitativi di bilancio. Il membro del Mes non è sottoposto a procedura per disavanzi eccessivi e nei due anni precedenti la domanda di assistenza finanziaria precauzionale rispetta i tre parametri seguenti: i) disavanzo pubblico non superiore al 3 % del Pil; ii) saldo strutturale delle amministrazioni pubbliche pari o superiore al parametro di riferimento minimo specifico al paese; iii) parametro di riferimento del debito pari a un rapporto debito pubblico/Pil inferiore al 60% o a una riduzione del differenziale rispetto al 60% nei due anni precedenti a un tasso medio di un ventesimo l’anno; 

b) assenza di squilibri eccessivi;

c) riscontri storici di accesso ai mercati internazionali dei capitali, ove pertinente, a condizioni ragionevoli; 

d) posizione sull’estero sostenibile;

e) assenza nel settore finanziario di gravi vulnerabilità che mettano a rischio la stabilità finanziaria del membro del Mes”.  

La riforma consiste nel consentire al membro del Mes interessato di impegnarsi a soddisfare in futuro i criteri suddetti, sottoscrivendo una semplice “lettera d’intenti”, in cui mette in evidenza le linee politiche principali che intende perseguire. Non sarà più necessario firmare un Memorandum of Understanding (MoU). Si noti che le condizioni sopra riportate da a) ad e) fanno parte ora di un apposito allegato del trattato rivisto. Solo il Consiglio dei ministri delle Finanze dei paesi membri (Eurogruppo) può modificarlo all’unanimità. In questo modo si congelano quelle regole che hanno segnato il fallimento dell’Unione Europea negli ultimi dieci anni, anziché mettere le basi per un loro superamento.

Si semplifica la vita del paese membro che si trovi in ottime condizioni finanziarie e sia colpito da uno shock temporaneo. Attualmente nessun paese membro si trova in tali condizioni; la Germania prevede di avere ampi disavanzi di bilancio per diversi anni a venire! Forse si vuole facilitare la richiesta di intervento a salvataggio di alcune sue banche oggi in gravi difficoltà?

Nulla cambia per i membri che non dovessero rispettare alcuni di questi criteri, ma che fossero comunque caratterizzati da una situazione economica e finanziaria generalmente solida e un debito pubblico sostenibile. Per loro è prevista la possibilità di accesso alla linea di credito soggetta a condizioni rafforzate (Eccl) come in passato.

Come abbiamo sopra visto, il Mes ha oggi a disposizione risorse limitate a soli 400 milioni di euro circa. Esse non sono sufficienti a prestare aiuto ad alcun paese di primaria grandezza. Ad esempio, si stima che alla fine dell’anno 2021 la Bce avrà acquistato il 24% del debito pubblico italiano, pari a circa 550 miliardi di euro sulla base delle sue linee di intervento. Il Mes può chiedere di aver maggiori fondi dai paesi membri: l’Italia può essere richiesta di aumentare il proprio contributo (attualmente circa 14 miliardi) fino a 125 miliardi di euro sottoscritti. Con quale senso di prudenza i nostri governanti si assunsero nel 2012 questi impegni? Come faremo ad adempiere, nel caso ci venga richiesto?

Clausole d’azione collettiva

Con la riforma dell’articolo 12 del Trattato, sarebbero modificate le clausole d’azione collettiva con l’introduzione, a partire dal 1° gennaio 2022, per i titoli di Stato della zona euro di nuova emissione con scadenza superiore a un anno, anche delle clausole d’azione collettiva con approvazione a maggioranza unica (single limb CACs). In generale, le clausole d’azione collettiva consentono a una maggioranza qualificata di creditori di imporre la ristrutturazione del debito a tutti i creditori. Le clausole con approvazione a maggioranza unica consentono di prendere una decisione contestuale per tutte le serie di un dato titolo, senza la necessità di votare per ogni singola serie emessa (double limb CACs). Percorrendo tale via, in presenza di un creditore in possesso della necessaria maggioranza rispetto agli altri detentori del debito pubblico di uno Stato membro, tali modifiche potrebbero consentire una semplificazione delle procedure di ristrutturazione del debito.

Si è con questo facilitata la procedura per far scivolare uno stato verso il fallimento controllato dall’esterno. Ricordiamoci che è stato detto: «Il semplice annuncio di una tale misura potrebbe innescare una spirale perversa di aspettative di insolvenza, suscettibili di autoavverarsi».

Sostenibilità del debito pubblico

Con la riforma dell’articolo 3 del Trattato, verrebbe specificato che, ove necessario per prepararsi internamente a poter svolgere adeguatamente e con tempestività i compiti attribuitigli dal Trattato, il Mes può seguire e valutare la situazione macroeconomica e finanziaria dei suoi membri, compresa la sostenibilità del debito pubblico, e analizzare le informazioni e i dati pertinenti. 

Tale attività si svolgerebbe in via preventiva, indipendentemente da richieste di sostegno e ad a uso esclusivamente interno, per mettere poi il Mes nelle condizioni di rispondere tempestivamente alle eventuali richieste. A tal proposito si noti che, nel recente passato il governo italiano ha affermato che «l’Italia sarà favorevole ad iniziative volte a migliorare l’efficacia degli strumenti esistenti, rendendone possibile l’utilizzo ed evitando l’attuale effetto “stigma”, ma si opporrà all’affidamento al Mes di compiti di sorveglianza macroeconomica degli Stati membri che rappresenterebbero una duplicazione delle competenze già in capo alla Commissione europea». 

«Far filtrare un documento che generi il panico sui conti di uno Stato e l’Italia ne sa già qualcosa – ha dichiarato recentemente Giulio Tremonti – È questo il metodo ideale per far scoppiare la crisi finanziaria in un Paese. Non puoi mettere il veto alla crisi che ti arriva addosso, non si tratta quando hai la testa nella bocca della tigre».

Questo significa che il Mes non è uno strumento di aiuto, bensì di controllo affidato a funzionari il cui compito è quello di tutelare gli interessi del creditore. Certo è più facile affidare compiti di macelleria sociale ad un organo apparentemente tecnico, anziché chiedere alla Commissione Europea di sporcarsi le mani.

 Due pilastri

Abbiamo «due pilastri – continua l’ex ministro nella sua intervista al Giornale.it – la Bce finché c’è, e il risparmio degli italiani, che è ancora pari al 70% del debito pubblico. Se non si parlasse di patrimoniale e ci fosse un governo capace di raccogliere la fiducia degli italiani, potrebbe essere ripetuta l’esperienza del grande prestito nazionale lanciato nel dopoguerra da Einaudi. Su questo Togliatti, Guardasigilli nel governo ebbe a scrivere: “Il prestito darà lavoro agli operai, gli operai ricostruiranno l’Italia”».