Chi è Buhari, l’ex dittatore islamico e «apostolo anti-corruzione» che guiderà la Nigeria

Ex generale, già presidente della Nigeria grazie a un colpo di Stato (e deposto da un colpo di Stato), ha vinto le elezioni contro il cristiano Jonathan

Muhammadu Buhari

Tutto si può dire di lui (ed è stato detto) tranne che sia il tipo che getta la spugna. Muhammadu Buhari, 72 anni, si è candidato con il partito Apc per la quarta volta consecutiva alla presidenza della Nigeria. Nelle ultime tre tornate elettorali ha sempre perso, ma ieri ha vinto le presidenziali che si sono svolte nel fine settimana. Lo sfidante e presidente uscente Goodluck Jonathan ha ammesso la sconfitta, con un gesto che si spera possa evitare scontri tra le opposte fazioni, come avvenuto in passato.

LA VITTORIA. Buhari si è aggiudicato la presidenza del paese più popoloso ed economicamente forte dell’Africa con uno scarto di 2,57 milioni di voti. Nonostante i nigeriani avessero tutti i motivi del mondo per non votarlo, la sua vittoria non arriva come un fulmine a ciel sereno.

COLPO DI STATO. Tutti in Nigeria conoscono Muhammadu Buhari. L’ex generale musulmano – addestrato prima nello Stato di Kaduna, poi in Gran Bretagna, Stati Uniti e India – ha guidato il paese dal gennaio 1984 fino all’agosto del 1985. Buhari ha preso il potere con un colpo di Stato, deponendo il presidente Shehu Shagari, in un momento in cui la popolazione non ne poteva più dei tassi di disoccupazione altissimi, della corruzione endemica e dell’aumento dei prezzi a causa dell’inflazione.

APOSTOLO DELL’ANTI-CORRUZIONE. Quel breve periodo al potere varrà a Buhari il soprannome di “Apostolo dell’anti-corruzione”. Circa 500 politici vennero incarcerati con l’accusa di essere corrotti e nonostante gli attivisti per i diritti umani abbiano più volte sostenuto che la corruzione era tutta una scusa per conservare il potere di un regime autoritario, anche gli avversari ricordano Buhari come un uomo «incorruttibile».

UMILIAZIONI PUBBLICHE E FRUSTE. Nessuno ha scordato poi la sua «guerra contro l’indisciplina». Per cambiare le abitudini dei disordinati nigeriani, Buhari spedì soldati muniti di frusta alle fermate degli autobus per insegnare ai cittadini a formare file ordinate. I dipendenti pubblici che arrivavano in ritardo al lavoro venivano umiliati pubblicamente, costretti a saltare come le rane per punizione. La libertà di stampa venne limitata e due giornalisti finirono in carcere. Anche sindacati e partiti furono indeboliti. Buhari riuscì a tagliare l’inflazione e in parte a riassestare il bilancio ma alzò le tasse e la disoccupazione restò un problema cronico.

DEPOSTO DALL’ESERCITO. Quando l’esercito si rese conto che il malcontento dei nigeriani verso i modi dittatoriali di Buhari cresceva, decise di eliminare il suo uomo forte. Il 27 agosto 1985 il generale Ibrahim Babangida depose Buhari con un altro colpo di Stato e lo imprigionò per 40 mesi. Questo non impedì all’ex generale, rilasciato nel 1988, di diventare ministro del petrolio durante il mandato del presidente Olusegun Obasanjo. In quel periodo venne accusato di aver fatto sparire 2,8 miliardi di naire nigeriane, illazioni che ha sempre definito «del tutto infondate e ridicole».

FAVOREVOLE ALLA SHARIA. Nonostante il suo stile poco democratico, in un’intervista rilasciata nel 2012, in occasione del suo 70esimo compleanno, disse: «È nel 1991 che ho capito che il sistema democratico multipartitico è superiore al dispotismo». Questa convinzione non l’ha portato però a rinnegare la sua condotta: «È il popolo che deve decidere la leadership. L’esercito deve intervenire solo quando è assolutamente necessario, quando il popolo delude il paese». Non ha mai cambiato idea neanche sulle leggi contro la stampa: «Scrivevano cose imbarazzanti su pubblici ufficiali. Se hai le prove che qualcuno è corrotto, portale ai giudici. Non puoi semplicemente scrivere cose imbarazzanti. I giornalisti sono stati imprigionati in base alle leggi che avevamo approvato». L’ex generale è anche sempre stato favorevole all’introduzione della sharia in alcuni Stati del paese.

APTOPIX Nigeria ElectionFALLIMENTI DI JONATHAN. È evidente che il curriculum di Buhari non sia dei più impeccabili. Perché allora i nigeriani l’hanno scelto per guidare il paese, dopo averlo rifiutato per tre tornate elettorali consecutive? La risposta può essere trovata nella difficile situazione che sta attraversando la Nigeria e nei fallimenti dell’attuale presidente cristiano Goodluck Jonathan.

LE ACCUSE. Dal 2009 Boko Haram devasta gli Stati settentrionali del paese, causando migliaia di morti. A Jonathan, presidente dal 2010, sembrano essere sempre mancate sia le capacità, sia la volontà di contrastare i terroristi islamici. Nato nello stato di Bayelsa, nell’estremo sud del paese, Jonathan è accusato di essersi disinteressato di quello che avveniva nel nord perché abitato prevalentemente da musulmani e perché sprovvisto dei ricchi pozzi petroliferi, che si trovano al sud.

CONTRO BOKO HARAM. Buhari, al contrario, è nato nello Stato settentrionale di Katsina ed è musulmano. Avendo la fama di essere un uomo inflessibile, dal pugno duro, e potendo vantare un passato da generale nell’esercito, è considerato l’uomo giusto per sconfiggere in modo definitivo Boko Haram. Ecco perché i nigeriani gli hanno perdonato il suo passato. Del resto, Buhari è anche un abile comunicatore: «Da giovane ufficiale fumavo e avevo molte donne», ha rivelato in un’intervista. «Penso però che avrei dovuto averne molte di più, vista la mia posizione. Non so perché non è andata così. Comunque non scrivete queste cose, perché mia moglie leggerà sicuramente l’intervista».

Foto Ansa/Ap