Che cosa hanno da insegnarci gli “eroi” barboni di Manchester

Ci sembra una persona eroica chi fa una cosa normale e non ci stupiamo più se invece le persone mostrano indifferenza, cinismo, spietatezza

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – «Avevano bisogno di aiuto, mi piace pensare che qualcuno avrebbe aiutato me se ne avessi avuto bisogno». Sono le parole pronunciate da uno dei soccorritori che si sono prodigati durante la tragedia di Manchester. Ha tolto le schegge delle bombe dal corpo delle bambine che si erano messe il vestitino migliore per il concerto di una loro beniamina, le ha portate verso l’uscita e le ambulanze. Immediatamente è stato definito dai media “un eroe”. Forse ha semplicemente fatto quello che sarebbe stato inumano non fare. Non so se quell’uomo sia un eroe ma è certo che se qualcuno, davanti a dei bambini sanguinanti, potendo aiutarli non lo facesse sarebbe, lui sì certamente, una bestia.

È che il mondo si è messo a testa in giù. E ci sembra un eroe chi fa una cosa normale e non ci stupiamo più se invece le persone mostrano indifferenza, cinismo, spietatezza. Abbiamo voluto giustiziare sistematicamente i valori più profondi, quelli dell’umanità, barattati con manciate di voti e con barili di odio. Per questo quell’uomo ci appare un eroe, mentre è semplicemente un essere umano che non si è dimenticato di esserlo.

Ha fatto scalpore che questo “eroe” fosse un senzatetto, un homeless. Perché si pensa che chi è ai margini del vivere comune sia stato, dalla durezza della vita, deprivato di generosità e reso cattivo. Come in certa iconografia, al confine con il razzismo sociale. Invece, guarda un po’, è un homeless che aiuta gli altri, che dice che non si può lasciare un bambino sanguinante senza soccorso.
Dovremmo imparare che il mondo è migliore di come viene rappresentato. Che i seminatori di odio sono una minoranza rumorosa e che solo la fragilità degli apparati comunicativi finisce col trasformare tutto questo in un boato e in un virtuale senso comune. La maggioranza delle persone è consapevole che l’homo homini lupus è la fine della vita possibile. Un homeless lo sa. Molti politici demagoghi dovrebbero impararlo.

Foto Ansa

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