Che c’entra il gatto gender col Papa?

Aci Prensa fa le pulci a entrate e uscite delle Scholas Occurrentes care a Francesco. E chiede lumi su materiali contrari al pensiero della Chiesa

13 dicembre 2019, Papa Francesco inaugura la nuova sede vaticana di Scholas Occurrentes

«Asino io? E chi ti ha detto che sono un asino? Galoppo come un cavallo, tiro il carro come un cavallo, e come un cavallo mastico erba e foraggio…». Così un asino che si sente un cavallo aiuta un gatto che si sente un cane a farsi riconoscere pubblicamente come tale dalla comunità di segugi. Questo cucciolo bianco, basso, coraggioso, spiega l’asino, altro non è un cane ma così intelligente da riuscire «a miagolare senza troppa fatica». Del resto anche lui, l’asino, che si acconcia la criniera con nastri colorati, non è che un cavallo ma è così intelligente da sapere anche ragliare «Hi-Haaaa, hi-haaaa, hi-haaaa…».

Quanto ha investito e quanto ricevuto in donazioni la pia Fondazione di diritto pontificio Scholas Occurrentes per aver diffuso la raccolta di libretti per bambini “Con Francisco a mi lado”, e davvero il contenuto di quelle pubblicazioni era stato approvato da papa Francesco e dal Vaticano? E perché tra i relatori del ciclo di conferenze della “Universidad del Sentido”, la famosa Università del Senso lanciata dalla fondazione lo scorso giugno per rispondere all’esortazione del pontefice di educare alla vita (oggi ha la sua sede ufficiale nell’Università Cattolica di Valencia), figurano noti e agguerriti promotori dell’aborto come il filosofo Darío Sztajnszrajber e la scrittrice Luisa Valenzuela?

L’agenzia Aci Prensa sta provando da giorni a ottenere una risposta dal direttore della comunicazione della fondazione Scholas Occurrentes, Virginia Priano, ma ogni mail o telefonata cade nel vuoto: di più, in seguito alle richieste di chiarimento e dopo aver risposto e attaccato il cellulare, il numero italiano del direttore (proprio come era accaduto a ottobre con quello argentino) non risulta più disponibile.

CHE C’ENTRA IL GATTO GENDER COL PAPA?

«Ci sono bambini che hanno un padre e una madre. Uno di ognuno. Altri, due di ognuno. Altri, uno e due. O due e uno. O solo uno. O uno. O nessuno». L’immagine del racconto “Chiquillería” mostra due bimbi per mano a due adulti, entrambi in tacchi e gonna. Segue una “guida per genitori ed educatori” che insegna la necessità di riconoscere e accettare la diversità di ciascun essere umano inclusa anche «nei tratti che non siamo in grado di cambiare, che includono l’età, le caratteristiche fisiche, il genere e l’orientamento sessuale». Quando nel 2015 i fascicoli sono stati distribuiti in Argentina, Messico, Spagna, Colombia, Ecuador, Guatemala, El Salvador, Perù, Nicaragua e Bolivia in allegato ai quotidiani nazionali (El País, El Mundo, El Tiempo, Free Press), lanciando un concorso di disegni per regalare ai piccoli vincitori un viaggio a Roma, in molti si sono chiesti che c’azzeccassero le Scholas Occurrentes carissime al Papa e i testi di Francesco in apertura di ogni libretto – Francesco, che in materia di gender è sempre stato chiarissimo – con i contenuti di racconti come “¡Soy un perro!” o “Chiquillería”.

DA SCUOLE DEL QUARTIERE A RETE MONDIALE

Fonti vaticane spiegarono allora che il principale responsabile dell’editing dei contenuti era stato il Grupo Clarín insieme alla casa editrice Sol 90 e che i dirigenti di Scholas ne avevano preso atto solo a cose fatte, una volta andata in stampa l’intera collezione: a strumentalizzare l’immagine del Papa sarebbe stata un’operazione editoriale e non la rete di “escuelas de vicinos”, fondate dall’allora arcivescovo Bergoglio a Buenos Aires per salvare una «generazione a rischio scarto» e riconosciute da papa Bergoglio fondazione pontificia con finalità «congruenti con la missione della Chiesa». Da scuoline di quartiere argentine le “escuelas” erano diventate infatti delle vere e proprie “Scholas Occurrentes” o “scuole per il dialogo”, promosse dalla Pontificia Accademia delle scienze e diffuse in quindici Paesi, una rete di cui fanno parte circa 430 mila istituti di tutte le confessioni religiose e laiche, sia pubblici sia privati in circa 190 paesi, una rete scolastica definita dall’Onu la maggiore del pianeta.

LE DONAZIONI DEI VIP E QUELLE RIFIUTATE DEL GOVERNO MACRI

E certamente la più blasonata: molte volte i media si sono occupati dei suoi testimonial d’eccezione, tra ospiti e volti noti di Hollywood (da Richard Gere e George Clooney) o della musica (Bono Vox), e del calcio (da Lionel Messi a Gigi Buffon, ma soprattutto il grande sponsor Maradona. L’anno di riconoscimento dell’opera pia viene inoltre annullato l’accordo con le squadre latinoamericane (10 mila dollari per ogni gol realizzato e per ogni rigore parato) in campo per la Coppa America per non mischiare la Santa Sede con gli scandali finanziari che travolgono la Fifa. E, nel 2016 (anno in cui, in occasione della visita del Santo Padre i libretti vengono distribuiti, dal governo di Città del Messico, le parrocchie usano i fascicoli per la catechesi) Bergoglio ordina di rispedire al mittente una donazione del governo argentino di Mauricio Macri alle Scholas Occurrentes pari a di 16 milioni e 666mila pesos (poco più di un milione di euro), una cifra un po’ inquietante (666 è un numero diabolico) che tuttavia corrispondeva a quella richiesta delle Scholas per ristrutturare la sede centrale della fondazione in Argentina e per l’assunzione di 36 impiegati.

UNO SPONSOR DELL’ABORTO ALL’UNIVERSITÀ DEL SENSO

Ma sono moltissimi i club sportivi, istituzioni e organizzazioni pubbliche e private che hanno sostenuto con più che cospicue donazioni la fondazione e diffuso i suoi materiali e progetti a tema gioia, incontro, pace, armonia (la figura di Gesù compare eccezionalmente) fruibili in ogni contesto. Non edificando di fatto scuole ma una valanga di uffici, dopo aver fatto le pulci a entrate e soprattutto uscite della Fondazione, Aci Prensa ha chiesto chiarimenti riguardo anche a materiali della stessa in cui si faceva riferimento al «controllo sull’immagine e la reputazione della Fondazione e del Papa». Ma anche sul panel appunto dei relatori delle conferenze dell’Università del Senso: che senso ha invitare a parlare di “che cos’è la decostruzione” Sztajnszrajber, filosofo e star televisiva argentina autoproclamatasi agnostico, che si è fatto in quattro per depenalizzare l’aborto, ammiccare al gender e affermare che non importa se esiste Dio, vorrebbe chiedere al Papa se ci crede davvero, e tuttavia con Dio vorrebbe restare bloccato in ascensore e farci l’amore?

IL PAPA E DOSTOEVSKIJ

Obiettivo delle Scholas è sempre stato promuovere una cultura dell’incontro, utilizzare tecnologia, arte e sport per svilupparla, dire no al bullismo e ad una educazione di élite, abbracciare e non aggredire, usare il linguaggio «della testa, del cuore e delle mani»: ne ha parlato il Papa stesso in occasione dell’inaugurazione della nuova sede vaticana (giugno 2017) e dell’apertura di un nuovo Spazio Italia nel dicembre 2019 (pochi giorni dopo l’inaugurazione di una sede giapponese). Che incontrando virtualmente la comunità, lo scorso 5 giugno, ha significativamente ricordato gli inizi delle Scholas, «due insegnanti, due professori, in mezzo a una crisi, con un po’ di follia e un po’ d’intuizione», tre storie di crisi in cui è stata messa in gioco la responsabilità umana, «La Strada di Fellini, La vocazione di San Matteo di Caravaggio e L’idiota di Dostoevskij», e la necessità di un «buon accompagnamento» per non perdersi nel mondo.

«Non dimenticatevi mai di queste ultime tre parole: gratuità, senso e bellezza. Possono sembrarvi inutili, soprattutto oggigiorno. Chi si mette a fare una società cercando gratuità, senso e bellezza? Non produce, non produce. Eppure da questa cosa che sembra inutile dipende l’umanità intera, il futuro. Andate avanti, prendete questa mistica che è stata donata, che non ha inventato nessuno; e i primi a sorprendersi sono stati quei due matti che l’hanno fondata. E per questo la offrono, la danno, perché non è loro. È qualcosa che è arrivato loro come un dono. Andate avanti seminando e raccogliendo, con il sorriso, con il rischio, ma tutti insieme e sempre tenendovi per mano per superare qualsiasi crisi». Dostoevskij, non esattamente un filosofo da red carpet e un discorso da agendina molto progressivamente aggiornata.

Foto Ansa