Che Avvenire ha la «sensibilità cattolica» di Grillo?

«Perché furbe valutazioni come queste trovano attenzione in ambienti istituzionali del cattolicesimo italiano?» Lettera al direttore

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Caro direttore, non sono nato ieri. Credo perciò di poter dire che le interviste contemporanee del direttore di Avvenire Marco Tarquinio al Corriere della Sera e di Grillo ad Avvenire significano:

  1. Grillo punta a vincere le prossime elezioni acquisendo il maggior numero possibile di voti di cattolici;
  2. una parte istituzionale della Chiesa italiana considera con interesse questa possibilità.

I punti – incontestabili – del raccordo tra Grillo e Tarquinio sono: il riconoscimento di Tarquinio che il M5S e i cattolici hanno la stessa «sensibilità» su problemi essenziali del nostro tempo e per il presente e futuro dell’Italia; la conferma da parte di Grillo di considerare le grandi questioni ideali, culturali, economiche, sociali e istituzionali sul terreno delle astratte declamazioni di facile impatto sulla «sensibilità» (in molti casi esasperata) dei cittadini. E mai (in comune questo con Tarquinio) sotto il profilo irrinunciabile della politica democratica. Cioè la politica che per affrontare in modo adeguato i problemi vitali della società e delle istituzioni impone non solo di avere «sensibilità» per essi, ma soprattutto la capacità e il coraggio di indicare in modi concreti, e non solo declamatori, le risorse necessarie, dove e come reperirle e come impiegarle per risolverli.

Tarquinio nell’intervista non ha fatto cenno a questo punto. Grillo l’ha fatto. E come in altre occasioni, in forme degne di entrare a far parte delle antologie di definizioni, di analisi e di giudizi dei grandi dittatori del secolo scorso, di sinistra e di destra. Perché gonfi di facile e vuota eloquenza, incastonate nella descrizione di futuri fantasiosi, improbabili o, comunque, forzati all’estremo rispetto ai dati concreti della realtà storica. Eccone alcuni estratti. «La realtà del Movimento è nel cuore di un progetto non di una persona (…) Siamo in una rivoluzione di progetti e di nuove realizzazioni che potranno cambiare in meglio la vita delle persone». «Non esistono energie esterne al Movimento. Noi siamo compenetrati con qualunque espressione non-criminale e non-politica che non sia legata al vecchio ordine del nostro paese». «L’Unione Europea di oggi è un sacco contenente 27 popoli che si chiedono come ci siano finiti dentro (…) È un blocco di natura indigeribile regolamentato da banche». «Non esiste una “strategia” per arrivare a Palazzo Chigi. Immagino questo risultato come un auspicabile fenomeno naturale». «Il Movimento si è semplicemente impegnato a restituire il paese in mano alla gente. Per questo non può essere connotato ideologicamente neppure su questioni definite etiche». «Noi continuiamo a parlare di reddito di cittadinanza, che non è una opzione ma una fatale necessità. (Un effetto generato per gli effetti della globalizzazione che mette in concorrenza i giovani cinesi con i giovani italiani), e anche a causa della progressiva trasformazione dei processi produttivi, che già stanno procedendo verso un’automazione completamente deregolamentata».

Perché trombonesche, astratte e furbe «sensibilità» e valutazioni come queste possono trovare attenzione in ambienti istituzionali del cattolicesimo italiano? Credo perché in campo cattolico mancano personalità di «sensibilità» religiosa ma anche di formazione culturale e istituzionale quali furono, per esempio, Sturzo, De Gasperi, Fanfani e Donat-Cattin. Profondamente convinti che in politica – come ripeteva Sturzo – «il miracolismo è un errore di prospettiva enorme e dannoso».
Nicola Guiso via internet

In età regia, quando i Tarquini divennero grillini, persero il trono di Roma. Mementote.

Foto Ansa

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