I risultati delle elezioni regionali, il nostro “midterm” passato tutto sommato liscio per la maggioranza di governo, le lacune da colmare. Rassegna ragionata dal web
I principali leader del centrodestra e del governo Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini (foto Ansa)
Su Startmag Maurizio Sacconi scrive:
«Nonostante la loro caratteristica di prossimità, la partecipazione elettorale [alle regionali] è stata e sarà molto contenuta. Si verifica così un evidente (e apparente) paradosso. Da un lato si ha la percezione che, ove più ove meno, gli amministratori regionali siano prigionieri del consenso immediato. Dall’altro, forse proprio questa spasmodica attenzione a non irritare, o anche solo infastidire, i loro elettori ha impedito l’attitudine a perseguire ambiziosi obiettivi, così disincentivando il voto. Eppure i governi regionali sono tendenzialmente stabili per cinque anni e i loro presidenti sono rafforzati dalla minaccia di trascinare con sé, nell’eventuale caduta, l’intero Consiglio.
Ciononostante, bisogna forse risalire a molti anni or sono per ritrovare amministratori capaci di grandi opere o di cambiare i modelli organizzativi della sanità, del trasporto pubblico locale o della stessa amministrazione regionale. Le grandi novità intervenute...
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