Il mea culpa dell’ex premier del Québec, l’escalation dell’eutanasia in Belgio, la frenesia legislativa della Cei, il contraltare dei vescovi veneti e di monsignor Paccosi. Rassegna ragionata dal web
(foto di Anna Khromova su Unsplash)
L'ex premier del Québec, il neurochirurgo Philippe Couillard - che pure fu il padre nobile della prima norma canadese sul fine vita -, ha amesso ai microfoni della CBC di aver ripensato e alla decisione presa nel 2014 e di nutrire dei dubbi:
«Era chiaramente riservata ai casi terminali o pre-terminali, con un percorso definito e infelice verso la fine della vita. E ora non è più così. Non sono sicuro che avrei votato di nuovo a favore di quella legge, considerando le modifiche apportate negli ultimi anni […] Ero stato avvertito da chi si opponeva alla legge, che mi aveva detto: “Vediamo che le tue intenzioni sono buone, ma vedrai, una volta aperta la porta non la richiuderai più e si spalancherà ancora di più”. Ed è proprio quello che è successo».
Breve ripasso. Nel febbraio 2015 la Corte Suprema dichiara illegittimo il divieto di suicidio assistito e concede un anno di proroga per legiferare. Justin Trudeau si mette al lavoro per la norma nazionale, chiedendo sponda proprio a Couill...
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