Cazzola (Scelta Civica): «Se sto con Monti? La domanda giusta è se lui sta con me e con chi crede in lui»

«Senza Monti, e senza la sua leadership, Scelta Civica non va da nessuna parte», afferma il senatore a tempi.it. Partito neopopolare? «Non ci sarà finché c’è Berlusconi»

«Se sto con Mario Monti? Non è la domanda giusta. Bisogna capire se Monti sta con me e dalla parte chi crede in lui e nella sua linea politica». Così, Giuliano Cazzola (foto a lato), giuslavorista e senatore di Scelta Civica, commenta a tempi.it le dimissioni di Monti dalla presidenza di Scelta Civica. Cazzola, come altri “lealisti” del suo partito, concorda con le critiche mosse dall’ex premier all’azione del governo Letta, ritenuto «timido» sul fronte fiscale e «insoddisfacente» sulla crescita economica. Le dimissioni di Monti, non sono state vissute tragicamente, spiega Cazzola. «Anzi, sono state generalmente accettate nel movimento. Nemmeno i lealisti hanno avuto qualcosa da ridire».

Davvero è stata soltanto la sfiducia di 11 senatori (e del ministro Mario Mauro) a portare l’ex premier a rassegnare le dimissioni da presidente del partito da lui fondato?
Sì. Credo che Monti non sia molto adatto a gestire il potere politico. Il potere in politica non è un ringraziamento che si dà ai buoni, un premio che viene conferito ai “migliori”. È un’arma. Questa verità Monti non riesce ad accettarla ed è finito per farsi emarginare. È fatto così. Reagisce in questo modo sbrigativo alle critiche.

Non covava già da tempo una lacerazione fra Monti e i parlamentari di Scelta Civica?
Quello che posso dire è che uno dei dissidenti, Luigi Marino, aveva già previsto questa situazione il 3 settembre al coordinamento regionale di Scelta Civica in Emilia-Romagna. Aveva prefigurato uno scenario in cui ogni membro del movimento avrebbe fatto valere le sue istanze. In seguito è arrivata la contestazione della dichiarazione di Monti sul governo e sulle azioni intraprese.

Il documento contro il governo è stato usato dai dissidenti come pretesto per eliminare Monti?
Quello che è certo è che c’è malcontento “antico” al Senato nei confronti di Monti. Una divisione latente non solo fra i politici e chi viene dalla società civile, ma fra chi ha una prospettiva neopopolare, e chi invece guarda con più fiducia a sinistra, verso Matteo Renzi. D’altronde è un po’ come accadde al partito d’Azione. C’era chi guardava a sinistra e chi a destra. Per quanto mi riguarda, ho scarsa simpatia nei confronti della crema della società civile che Monti si è portato dietro alle elezioni. Ne ho molta di più per chi fa politica sul campo, Politica con la “p” maiuscola.

Qual è il futuro di Scelta Civica?
Ho seri dubbi sul suo destino politico. Senza Monti, e senza la sua leadership, Scelta Civica non va da nessuna parte. Faccio fatica a immaginare qualcuno che sia in grado di sostituirlo alla guida del movimento. Chi pensa di poter fare a meno dell’ex premier compie un gesto, se non di presunzione, di arroganza.

E gli altri? Crede che andrà a buon fine il tentativo di alcuni esponenti di Scelta Civica di costruire, con pezzi del Pdl e del centrosinistra, il «partito popolare europeo in Italia»?
Secondo me, non riusciranno finché ci sarà Silvio Berlusconi. Se Angelino Alfano avesse fatto di più per allontanarsi dai cosiddetti falchi, avrebbe un senso parlare di costruzione di un partito neopopolare. Ma ora, dopo la condanna in Cassazione di Berlusconi, mi sembra che le posizioni siano ancora più distanti da quelle che c’erano prima delle elezioni del 2013, quando il leader del Pdl offrì a Monti la guida di una coalizione di moderati.

Che fine farà Monti?
Nessuno porterà via il suo futuro politico. Prima di essere senatore a vita e presidente del Consiglio è stato un servitore dello Stato. Credo che possa ancora dare molto.