“La costruzione di un amore” di Fabio Cavallari scende nelle profondità delle vicende di una famiglia adottiva per farci esplorare un fondale che si allarga a dismisura
«Siamo qui. Anche domani». Se si dovesse sintetizzare in una battuta il libro di Fabio Cavallari probabilmente dovremmo scegliere queste semplici eppur potenti parole sussurrate all’orecchio di Giovanni dalla sua mamma adottiva. La costruzione di un amore ci dice questo: c’è un impegno nella promessa dello stare, dell’esserci ancora, anche domani, che è più forte di qualsiasi tradimento, inciampo o miseria.
È un bel lavoro quello di Cavallari che, come un palombaro, scende lentamente nelle profondità delle vicende di una coppia – l’innamoramento, il matrimonio, la scoperta dell’infertilità, la scelta dell’adozione – e poi ci fa esplorare il fondale che si allarga a dismisura: una perpetua ricerca, una infinita scoperta di cosa significhi “mettere su famiglia”. «La famiglia non è una costruzione immediata, non è un’entità data. È una tessitura, un intreccio di fili che si annodano e si allentano», scrive l’autore che ad esergo del volume ha posto una magnifica citazione di Rilke:
«No...
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