Cause contro i dottori. «Ormai seguiamo più i dettami della Cassazione che quelli della medicina»

Il presidente dell’associazione di medici “Amami”, Maurizio Maggiorotto, in difesa dei dottori contro le 30 mila cause all’anno: «La medicina difensiva ci costa 13 miliardi»

«Lo spot in difesa del lavoro dei medici non è contro qualcuno ma per qualcosa. Per far capire al cittadino che un medico impaurito dalle cause legali non lo cura meglio». Così il presidente dell’associazione di medici “Amami”, Maurizio Maggiorotto, ha commentato a tempi.it lo spot in difesa della professione, lanciato dalla sua e altre associazioni di medici in tutta Italia.  «Per qualcuno i medici sono prede gustose – spiega Maggiorotto – e non mi riferisco solo agli avvocati».

Non avete replicato allo spot “Obiettivo Risarcimento” che consiglia ai cittadini di fare causa ai dottori?
Il nostro video non prende di mira una categoria ma l’atteggiamento di chiunque pensi che i medici siano prede gustose. L’eccesso di contenziosi è un grave danno che porta alla medicina difensiva. Non è un bene per nessuno.

Esistono dati sugli errori sanitari in Italia?
Purtroppo in Italia non esiste nessun dato reale sul fenomeno. Ne abbiamo alcuni che diffonde l’Ania, che parla di 30 mila sinistri all’anno. Ma intendono per “sinistri” le richieste di risarcimento, le denunce, anche senza seguito. Al Policlinico di Roma sono arrivate 107 informazioni di garanzia per un caso. E per l’Ania sono 107 sinistri. Chi lo legge andrà a pensare che ci sono stati 107 morti ammazzati. Ma in verità è uno soltanto, forse. Ad oggi gli unici dati reali sul fenomeno sono relativi a uno studio del Policlinico Gemelli con l’Università Cattolica di Milano. Riguardano l’attività della procura della Repubblica di Roma in 10 anni. Da questa ricerca emerge che su 100 medici inquisiti, 99 sono stati giudicati innocenti. Altri rapporti non esistono. Il rapporto Pit Salute, per esempio, riguarda le lamentele.

I magistrati più volte hanno espresso giudizi contestati sull’operato dei medici. Quanto conta l’interventismo dei togati nel vostro lavoro?
Molto. Ci condiziona al punto che noi ormai non facciamo più nemmeno medicina difensiva ma medicina dell’osservanza giurisprudenziale. Andiamo a orientare le nostre scelte mediche più seguendo i dettami della Cassazione che secondo scienza medica. E questo ovviamente non è un bene per il paziente.

Sono in crescita i contenziosi tra pazienti e medici?
Non mi pare, ma ripeto che non esistono dati. Si parla sempre di 30 mila inchieste. Ormai è da diversi anni che medici e ospedali sono sotto pressione. Esistono quattro, cinquecento termini legali sulla questione, dalla responsabilità sanitaria alla colpa medica. Purtroppo c’è chi pensa che gli ospedali siano bancomat.

Non reagite rispetto agli abusi?
Non è tanto l’ospedale che deve reagire ma le assicurazioni. E troppo spesso le assicurazioni pagano una miseria, a stralci e in via pregiudiziale per non arrivare al contenzioso. Dunque è un cortocircuito: se la signora Maria sa che la signora Pina ha preso tremila euro per una cicatrice, la signora Maria avrà tutta la voglia del mondo di andare a vedere se quella cicatrice vale anche per lei tremila euro.

Quanto costa questo atteggiamento?
Il medico è costretto a fare molta attenzione agli aspetti legali del suo lavoro e meno attenzione al paziente. E poi si stima che la medicina difensiva costi quasi quanto l’Imu e che valga 13 miliardi di euro all’anno.

Cosa dovrebbe fare il legislatore?
Innanzitutto bisognerebbe creare un osservatorio del contenzioso e dell’errore medico. Per ragionare su dati veri e non sui dati dell’assicuratore che per problematiche tecniche considera sinistro qualsiasi richiesta di risarcimento. Altre proposte delle associazioni di medici e da “Amami” sono state già presentate in Parlamento alla commissione Affari sociali presieduta da Pierpaolo Vargiu.