Carver o dell’uomo che rinacque disegnando la cattedrale

Einaudi ripropone uno dei capolavori del grande scrittore. Dodici racconti sulla prigionia dell’alcolismo, l’angoscia di una famiglia squadernata, l’incomunicabilità nei rapporti più intimi. Ma anche vicende in cui risplende in fondo al buio una luce che è fiamma di speranza

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Raymond Carver, gli ultimi anni della sua breve vita, si era dato una disciplina ferrea per combattere la pigrizia dello scrittore. Ogni mattina si svegliava di buon ora e si versava una bella tazza di caffè bollente. Quindi, si sedeva a tavolino e preparava i ferri del mestiere: la carta, la macchina da scrivere, i nastri d’inchiostro. Si piazzava davanti alla finestra aperta sul retro, su un fiumiciattolo. Scrutava fuori, forse per trarne qualche ispirazione. Quindi, dopo due o tre ore di ardua attività creativa, usciva a lavorare.

«Non ho niente da insegnare – scrive Carver – e non voglio fare prediche. L’unica cosa che so è che voglio scrivere più che posso, e con la maggior accuratezza possibile». Molte delle sue abitudini di scrittore, diventate norme per le nuove generazioni, si leggono in Niente trucchi da quattro soldi, edito dalla minimum fax. La casa editrice novarese, però, ha ceduto parte dei suoi diritti alla Einaudi. Adesso i torinesi, dopo l’unico antecedente de Il mestiere di scrivere, hanno deciso di ripercorrere integralmente la stagione letteraria dello scrittore dell’Oregon. Così, dopo la pubblicazione di Principianti e Vuoi star zitta, per favore? nel 2009, ecco Cattedrale

I dodici racconti di Cattedrale consacrano l’opera di uno dei più grandi autori del novecento americano, sempre chiamato a una scrittura chiara, sintatticamente lineare, dal lessico preciso e quotidiano. I temi sono quelli che ben conosceva: la prigionia dell’alcolismo, l’angoscia di una famiglia squadernata, l’incomunicabilità nei rapporti più intimi.

Tuttavia, ogni racconto di Carver vibra d’una luce sottile, che inonda la trama e le regala sempre un finale sorprendente e ricco di speranza. È il caso del racconto che intitola l’antologia, Cattedrale appunto. Un uomo solo, frustrato da un lavoro deludente e da una moglie distaccata, viene inaspettatamente visitato da Robert, un amico cieco della moglie. Il non vedente chiede al protagonista di condurre la sua mano nel disegnare una cattedrale, che non ha mia potuto apprezzare. E anche un gesto così inconsueto restituisce al protagonista la sua dignità mancata, che gli consente di riprendersi la sua vita e stupirsi, nuovamente, della bellezza del creato.

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